Un vecchio adagio recita: “San Valentino la festa del cretino che crede di essere amato e, invece, rimane fregato”. Sarà per questo che su Facebook sono fioriti gruppi come Bastarde si diventa dopo aver incontrato uomini di merda o Il fidanzato di merda e la sera del 14 febbraio gli speed date, organizzati un po’ dappertutto, si sprecano, per trovare un po’ di compagnia, anche solo per una serata. Quindi, nel bene e nel male, ci crediamo ancora nell’amore?

Pare di sì. A Firenze, gli organizzatori della Fiera del cioccolato artigianale hanno dato appuntamento, a tutti gli innamorati, alle 15.30 davanti alla chiesa di Santa Maria Novella, per un grande cuore pulsante d’amore. La città di Romeo e Giulietta, per l’ottavo anno consecutivo, si gioca il Verona in love, serie di eventi e manifestazioni per le vie del centro cittadino che si addobba di rosso passione. A Venezia, gli innamorati sono attesi in piazza San Marco per farsi fotografare in una cornice da sogno e ricevere, poi, il ricordo di quell’emozione via mail. A Milano come a Roma, nei musei paghi 1 ed entri in 2.

La festa di San Valentino, martire cristiano messaggero d’amore, è la trasposizione cattolica, voluta da Papa Gelasio I, nel 496, dei lupercalia romani, festa pagana della fertilità. Nell’Alto Medioevo, San Valentino è diventato espressione dell’amore romantico sulla scia del Parlamento degli uccelli di Geoffrey Chaucer, in cui si racconta del fidanzamento tra Riccardo II d’Inghilterra e Anna di Boemia. Inoltre, proprio a metà febbraio, in Francia e in Gran Bretagna, inizia la stagione dell’accoppiamento degli uccelli, e la natura dà i primi cenni di risveglio.

Il 14 febbraio 1400, a Parigi, venne istituito l’Alto Tribunale dell’Amore. I suoi magistrati, selezionati in base alla loro conoscenza delle poesie dell’amor cortese, dovevano dirimere questioni legate ai contratti d’amore, al tradimento e alla violenza sulle donne. Sei secoli dopo, il femminicidio nel lessico quotidiano. Donne uccise perché i loro partner non accettano di essere rifiutati. Oggi, in tutto il mondo, ci sarà il flashmob One billion rising: donne, in piazza, a ballare la coreografia Break the chain, per spezzare le catene degli abusi sulle donne. L’evento è stato creato da Eve Ensler, autrice de I monologhi della vagina e ha visto l’adesione di 197 Paesi e quella di volti noti maschili, ad esempio Roberto Redford, come testimonial. Lo slogan recita “un miliardo di donne che subiscono violenza sono un’atrocità. Un miliardo di donne che danzano una rivoluzione”. Anche i maschietti che vogliono portare la propria solidarietà sono i benvenuti, al ballo.

Risale al XV secolo, invece, l’abitudine di comunicare con le valentine, biglietti con frasi d’amore, spesso a forma di cuore, di cupido o di altre fogge simboliche dell’amore romantico. Il 14 febbraio 1929, agli uomini del boss irlandese, George Bugs Moran, è arrivata una bella valentine di piombo. Al culmine della guerra per il controllo del territorio e del mercato clandestino di alcolici, nella Chicago del proibizionismo, quattro picciotti di Al Capone, travestiti da poliziotti e guidati dal suo luogotenente Sam Giancana, hanno prelevato, nella notte dell’amore, quelli del rivale Bugsy Moran, con un finto arresto, li hanno portati in un garage e li hanno sventagliati con 50 colpi di mitra ciascuno. La celeberrima e famigerata strage di San Valentino.

L’amore esiste ma non è per tutti e, ogni tanto, si confonde con la morte. Come la tragica vicenda dell’atleta sudafricano Oscar Pistorius che ha scambiato la fidanzata, introdottasi furtivamente in casa sua per fargli una sorpresa, il giorno degli innamorati, per un ladro e le ha sparato uccidendola. Si può amare da morire e morire per amore. Nel giorno di San Valentino.

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