Tragedia a San Vito di Cadore (Belluno) dove una frana ha mietuto tre vittime. Oltre a un turista polacco, travolto da una bomba d’acqua mentre si trovava in auto con la moglie, salvata dai soccorritori, hanno perso la vita altre due persone non ancora identificate. Le vetture travolte erano parcheggiate davanti ad una piccola baita adiacente ai tracciati delle piste da sci, pochi chilometri sopra il paese.

I corpi delle altre due persone decedute sono stati rinvenuti durante le ricerche del compagno della donna estratta dalla sua auto trascinata dalla frana del torrente Rusecco: uno un chilometro circa sotto la briglia dove si è fermata l’auto della coppia, l’altro a circa 2 km più a valle.

La donna pensava che il marito fosse imprigionato dentro l’auto ma i Vigili del fuoco hanno trovato l’abitacolo vuoto. La vettura dei due polacchi era parcheggiata insieme ad altre davanti a una baita a pochi chilometri da San Vito, nelle vicinanze delle piste da sci. La frana le ha spazzate via con violenza scaraventandole sul greto del Rusecco. Attualmente pompieri e carabinieri si trovano sul greto del torrente per cercare di recuperare il corpo.

La frana è stata provocata dall’esondazione del Rusecco che ha fatto tracimare un bacino di contenimento dei detriti alluvionali travolgendo anche un ponticello lungo la pista ciclabile di San Vito. Un’altra frana, sempre causata da i nubifragi abbattutisi sul Cadore in questi giorni, è precipitata a valle nella zona di Auronzo (sede del ritiro dell’ss Lazio), ricroprendo la strada regionale 48 delle Dolomiti. In questo caso la causa è attribuibile alla tracimazione del torrente Giralba.

La frana, precipitata come in occasioni precedenti dalle pendici del monte Antelao, ha letteralmente invaso la statale Alemagna, isolando così anche Cortina d’Ampezzo, raggiungendo anche un’abitazione dove fortunatamente non c’era nessuno, innescando pertanto allagamenti e colate di fango e detriti che hanno incontrato nel loro percorso altre case ed esercizi commerciali. Nell’area in questione stanno lavorando da diverse ore una trentina di vigili del fuoco e di volontari per cercare di liberarla dal materiale esondato.

Un’ulteriore frana è precipitata a valle nella zona di Borca di Cadore, verso Cancia, dove nel luglio del 2009 un evento analogo causò la morte di due persone, madre e figlio, sepolte nella loro baita da fango, sassi, e altri detriti. Anche in quest’area la circolazione rimane bloccata.