È un nuovo scandalo delle sanità italiana quello fatto registrare all’ospedale Vito Fazzi di Lecce, dove due donne hanno richiesto delle Tac all’addome e al torace vedendosi rispondere con una lista d’attesa di un anno e mezzo.

Le richieste, avvenute a novembre dell’anno scorso e a febbraio del 2016, avrebbero potuto essere accolte solo a giugno e settembre del 2017, rispettivamente: un’attesa impensabile per le due pazienti che stanno conducendo una dura battaglia contro il tumore e che hanno la necessità di conoscere le proprie condizioni di salute dopo l’operazione cui si sono sottoposte.

Per questo motivo la coppia ha fatto ricorso presso il Tribunale dei diritti del malato, chiedendo di poter effettuare le analisi necessarie in un lasso di tempo più brevi e sopratutto più appropriato.

Il consigliere regionale del Pd Ernesto Abeterusso ha richiesto al Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano  un’interrogazione atta a mettere nero su bianco un computo degli strumenti a disposizione e del personale in servizio nonché tutte le criticità riscontrate nella Asl di Lecce: “Se ancora oggi si assiste a episodi così gravi è anzitutto per responsabilità dei vari manager che in questi anni hanno avuto nelle loro mani la gestione della sanità. Per anni sono stati chiusi nelle loro stanze senza ascoltare né i pazienti e i loro bisogni, né gli stessi medici che operano in trincea e a cui neppure si risponde quando sollevano problemi che riguardano una diversa organizzazione della sanità”.

Quello delle lunghe liste di attesa non è un problema nuovo per la struttura sanitaria di Lecce, e già in passato altri pazienti si sono rivolti al Tribunale scoperchiando casi in cui le prestazioni mediche sono state fornite da cliniche private nonostante l’estrema necessità degli esami richiesti. La vertenza avanzata dal Codacons è stata accolta dai giudici, i quali hanno costretto i responsabili a risarcire ai pazienti il costo delle prestazioni mediche pagate a caro prezzo.

A quanto sembra tra i vari fattori che hanno determinato questa situazione – o che la hanno resa ancora più critica – ci sarebbe il blocco del turn over, a causa del quale alcuni reparti fondamentali come quello di Radiologia sarebbero rimasti sguarniti nonostante l’estrema urgenza delle prestazioni da fornire.

A una delle due donne è stata poi garantito un esame in tempi brevi grazie all’intervento di un medico che dopo aver valutato il suo caso ha disposto l’avanzamento in lista di attesa: una prassi che però non può diventare la norma e che dovrà essere velocemente sanata della politica.