Nuovi guai in vista per il governo Renzi, questa volta provenienti dalla sanità. Mentre le nubi sulla tanto discussa riforma del Senato si stanno diradando, adesso c’è una nuova polemica su un decreto nei piani dell’esecutivo che rischia di essere ancora più minacciosa.

Il decreto che sta facendo tanto discutere è quello che riguarda le prestazioni sanitarie considerate “inutili”. Un provvedimento in tema di sanità all’esame del governo che però ha messo in agitazione la categoria dei medici, che stanno già minacciando lo sciopero.

La situazione si fa quindi molto delicata sul tema degli esami “inutili”. Il segretario dell’Anaao, il maggior sindacato dei medici dirigenti, Costantino Troise ha fatto sapere che il decreto sulla sanità allo studio del governo Renzi: “È un decreto sbagliato contro il quale è già in atto una mobilitazione che potrebbe portare anche a uno sciopero di tutto il mondo della sanità italiana. Non è un fulmine a ciel sereno. Lo Stato si sostituisce al giudizio del professionista, assumendone le prerogative, a prescindere dal malato. Tutto questo per poche centinaia di milioni e con strafalcioni tecnici”.

Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha però cercato di rassicurare i dottori sullo scontro sanità, intervenendo su Canale 5 a La telefonata di Belpietro: “Non c’è una ‘caccia al medico‘, tutt’altro. Gli diamo gli strumenti per agire in modo più sereno. Le sanzioni amministrative sul salario accessorio scatteranno dopo un eccesso reiterato di prescrizioni inappropriate e solo dopo un contraddittorio con il medico che dovrà giustificare scientificamente le sue scelte. Se non lo farà, solo allora scatterà la sanzione”.

Il ministro della Salute prosegue specificando inoltre: “Non è che sono stati tagliati la Risonanza magnetica o la Tac. Andiamoci piano. Si vuole avere un’appropriatezza della prescrizione diagnostica: ovvero che le persone siano indirizzate a fare le diagnosi che servono e non quelle che non servono. In Italia l’eccesso di prestazioni costa allo Stato 13 miliardi di euro l’anno, soldi che potrebbero essere invece ridistribuiti nel Ssn per garantire un accesso migliore, ad esempio, alla diagnostica oncologica”.

La Lorenzin sulla questione sanità poi aggiunge: “Ci sono dei protocolli che definiscono come e quando fare le prestazioni diagnostiche. Sono definiti dalle società scientifiche e rivisti insieme al Consiglio superiore di sanità in base alle buone prassi. Per questo abbiamo avuto un confronto con i sindacati. Dopo, il medico che prende in carico il paziente può anche decide di derogare quando ritiene necessario e fare più analisi, ma deve motivarlo”.