La Pasqua rappresenta la principale festività del cristianesimo. Celebrando la Passione, Morte e Resurrezione di Cristo, essa si pone come nucleo del patrimonio liturgico e teologico del cristianesimo, oltre a rappresentarne il raccordo con la matrice giudaica e, al tempo stesso, il momento di affrancamento da essa.

Erroneamente ritenuta dai più una festività prettamente cristiana, la Pasqua, oltre a discendere come sopra citato dall’ebraismo, incorpora in realtà tradizioni pre-cristiane legate alla primavera e alla fertilità della Terra. Le sue origini sono antichissime e si ricollegano ai rituali naturali e alla sacralità delle rugiade e degli alberi: è una forma di venerazione del principio agreste basato sulla morte e rinascita dello spirito della vegetazione.

Molti sono infatti i richiami che testimoniano il legame della cristianissima Pasqua con gli antichi rituali agresti, primo tra tutti il simbolo pasquale per antonomasia: l’uovo. Esso è simbolo di rinascita e un potente talismano di fertilità e vita. Nei Paesi celtici del nord Europa, in passato, era tradizione far rotolare le uova dalla cima di una collina per la festa di Beltane (SCOPRI QUI LE PIU’ ANTICHE FESTE DI PRIMAVERA) a imitazione del movimento del sole nel cielo, un rituale reinterpretato dalla Chiesa cattolica per simboleggiare la pietra che rotola via dalla tomba di Cristo risorto. Anticamente, cibarsi di questo alimento celebrava quindi la rinascita del sole e il ritorno delle stagioni dell’abbondanza, così come per il cristianesimo la Pasqua celebra il passaggio da morte a vita per Gesù Cristo e il passaggio a vita nuova per i cristiani, liberati dal peccato e chiamati a risorgere con Gesù. E’ l’avvento di una nuova stagione e un dono che viene agli uomini grazie al passaggio dalla morte alla rinascita, del sole, come di Cristo risorto. Il famoso Uovo di Pasqua trova quindi i suoi lontani antenati nei villaggi precristiani dell’Europa, ma è un simbolo di cruciale importanza in molte culture di tutto il mondo, e universalmente ritenuto uno dei simboli più antichi e potenti della vita stessa.

Strettamente connesse con i rituali legati alla vegetazione e alla rinascita della natura sono anche le tradizioni pasquali legate all’abitudine di accendere falò: i fuochi di gioia, da cui deriva il cero pasquale e l’usanza di scambiarsi, in alternativa all’uovo, il coniglietto pasquale. Oggi molto diffuso nei Paesi anglo-americani, esso deriva dalla germanica “Österhase” o “lepre pasquale”, l’animale della fertilità che accompagna le divinità della primavera e dell’amore, Eostre, il cui nome riecheggia molto da vicino quello di  “Easter”, ovvero “Pasqua” in inglese.

Altro simbolo strettamente connesso alla ritualità pasquale, ma anche all’antico culto arboreo, è quello dell’agnello (o del “capretto”). Esso, errando nei boschi, rosicchia le cortecce degli alberi danneggiandoli, ma nessun animale potrebbe un affronto simile al Dio della vegetazione, se non un animale a lui consacrato. Da tale presupposto, mangiando la sua carne gli antichi credevano di poter assorbire una parte di divinità, pertanto il cibarsi di animali sacri per il Dio era un sacramento solenne, esattamente come oggi lo è la celebrazione di Gesù, rappresentato da un Agnello: “Io sono l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo”.

Alcuni studiosi sottolineano poi l’importante relazione della Pasqua cristiana (LEGGI QUI COM E’ STATO RISOLTO IL PROBLEMA DELLA DATAZIONE) con la quella ebraica (Pesah). Molti dei primi cristiani erano infatti stati educati nella tradizione ebraica e consideravano Pasqua cristiana come una nuova versione della festa. La stessa parola “Pasqua” deriva proprio dall’ebraico “Pessach” che significa “passaggio” , con riferimento al prodigioso attraversamento del Mar Rosso quando, dopo 430 anni di schiavitù in Egitto, gli ebrei furono liberati da Mosè. Egli li condusse attraverso il deserto verso la Palestina, la Terra Promessa, con un viaggio che durò 40 anni e fu pieno di difficoltà. In ricordo di questo storico viaggio, la festa di Pasqua era celebrata dagli ebrei con la consumazione di bevande e alimenti connotati da un forte valore simbolico: i membri della famiglia stavano in piedi con un bastone in mano mangiando un coscio di agnello arrostito e del pane azzimo (poiché gli ebrei, uscendo in fretta dall’Egitto, non fecero in tempo a far lievitare il pane). Il contorno era invece rappresentato da tre specie di erbe amare: sedano, lattuga ed invidia, con cui intendevano ricordare i giorni tristi della permanenza in Egitto. Infine un uovo sodo, considerato il simbolo dell’eternità della vita perché dotato fisicamente di superficie che non ha principio né fine. Per il mondo cristiano, dopo la venuta del Messia, l’antica Pasqua ebraica ha acquisito un nuovo significato, ossia il ricordo della Risurrezione di Cristo, evento di salvezza per tutti, ma interessante è osservare come nel pasto pasquale moderno si siano conservati alcuni dei cibi tipici del banchetto ebraico, se pur dando ad essi un significato diverso: l’agnello è il Cristo, Dio immolato per noi; l’uovo è il simbolo della Risurrezione (il Cristo che uscì dal sepolcro nel mattino di Pasqua); la colomba è l’uccello che si libra sulle acque e, portando un ramoscello di ulivo a Noè (Genesi 8.10,12) annuncia il nuovo patto tra Dio e l’uomo.

La Pasqua cristiana è quindi senza dubbio derivata da quella ebraica e questa, a sua volta, dalle feste agricole dell’antichità. A testimoniare tale derivazione alcune delle più tipiche usanze associale alla celebrazione: uova e coniglietti, simboli antichi di fecondità di quasi tutte le religioni antiche pre ebraiche e cristiane, costituiscono oggi una prova tangibile di come molte feste cristiane siano riuscite a soppiantare antiche e radicate usanze pagane primaverili, che pur affiorano attraverso i simboli universali della vita.

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