I giudici della Corte d’assise d’appello di Taranto (sezione distaccata di Lecce) sono in camera di consiglio dal primo pomeriggio di venerdì 24 luglio per discutere ed emettere la sentenza di secondo grado del processo per l’omicidio di Sarah Scazzi, una quindicenne di Avetrana – comune in provincia di Taranto – strangolata e gettata in un pozzo il 26 agosto 2010.

Il processo era iniziato lo scorso mese di novembre a Taranto, dinanzi alla Corte presieduta da Rosa Patrizia Sinisi (l’accusa era sostenuta dal sostituto procuratore generale Antonella Montanaro). Undici giurati devono decidere il destino di Sabrina Misseri, Cosima Serrano e degli altri imputati. In primo grado le due donne – zia e cugina della ragazza uccisa – sono state condannate all’ergastolo, per il delitto, e pure per sequestro di persona e soppressione di cadavere – secondo l’accusa avrebbero strangolato con una cintura la ragazza nella loro abitazione in via Deledda ad Avetrana.

Oltre a loro sono sul banco degli imputati Michele Misseri, zio della vittima, condannato in primo grado alla pena di otto anni per soppressione di cadavere; Carmine Misseri, fratello di Michele, condannato a 6 anni per lo stesso reato del fratello; l’avvocato Vito Russo, ex legale di Sabrina, a 2 anni per favoreggiamento; ed infine Giuseppe Nigro, Antonio Colazzo e Cosima Prudenzano condannati a pene tra 1 anno e 4 mesi per favoreggiamento.

La sentenza è attesa per le prossime ore.