Mentre Leonardo Cazzaniga e Laura Taroni restano in carcere le indagini sulle morti sospette avvenute presso il pronto soccorso dell’ospedale di Saronno continuano con gli interrogatori dei due sospettati e degli 11 medici accusati di favoreggiamento e omessa denuncia.

Il viceprimario del reparto di emergenza e l’infermiera, l’amante che ha ucciso anche il marito e la madre per stare con l’assassino, sono accusati di un numero ancora imprecisato di delitti: al momento sono una trentina le cartelle cliniche sequestrate dalla Procura di Busto Arsizio.

Oggi a parlare è l’avvocato Carlo Basilico, che rappresenta l’infermiera Clelia Leto, ovvero colei grazie alla cui denuncia hanno preso il via l’inchiesta.  ha infatti descritto una “situazione totalmente fuori controllo” nella quale “succedeva di tutto, ma poteva essere bloccato molto prima”: stando al suo legale, dunque, la strage avvenuta a Saronno avrebbe proliferato nell’indifferenza del personale medico.

Si parla di un clima di omertà minacciosa, dato che la donna avrebbe provato più volte a segnalare che qualcosa non andava al pronto soccorso: “Ma non è mai stata ascoltata, anzi è stata osteggiata e minacciata da Cazzaniga, tanto da andare incontro a problemi di salute dovuti alle pressioni dello stesso e allo stress. Non era possibile che in quell’ospedale non fosse nota la situazione”.

Oggi tra gli interrogati vi era anche Paolo Valentini, ex direttore dell’ospedale, ma a tenere banco è la richiesta dell’avvocato della Tanoni di una visita medica per assicurarsi delle condizioni di salute della sua assistita, in carcere dal 29 novembre.