Proseguono le indagini intorno sulla coppia omicida formata dal medico anestesista Leonardo Cazzaniga e dall’infermiera Laura Taroni, che operavano insieme nell’ospedale di Saronno, in provincia di Varese.

Gli uomini della Procura di Busto Arsizio al lavoro sul caso hanno esaminato 45 decessi avvenuti tra il 2011 e il 2014 all’interno del Pronto Soccorso della struttura, nel momento in cui era di turno il vice-primario Cazzaniga.

Cinque di questi sono i delitti già attribuiti con certezza ai due, tra i quali compaiono anche il marito e la madre dell’amante, mentre altri sei rimarrebbero sospetti. Nove morti invece sono state derubricate a decessi naturali, facendo scendere il conteggio dei casi da esaminare a 35, tra cui anche quello riguardante il padre di Cazzaniga.

Nel frattempo continuano a emergere le trascrizioni delle intercettazioni telefoniche tra il medico e l’infermiera. La Taroni riferisce di aver tentato inutilmente di avvelenare la zia con dei prodotti per la pulizia dei tubi, che andrebbe ad aggiungersi ai familiari inclusi nelle morti sospette (oltre a un cugino di nome Davide).

Ma vi sarebbe anche il caso di una dottoressa, Simona Sangion, per la quale sarebbe stato creato un bando apposito allo scopo di farle trovare lavoro: verso la fine di agosto dell’anno scorso, infatti, la donna aveva minacciato il primario Nicola Scoppetta di parlare del cosiddetto “protocollo Cazzaniga” alle autorità, nel caso in cui non le fosse stato trovato un impiego nella struttura.

La Sangion era infatti accusata di falso ideologico in atto pubblico, in quanto avrebbe aiutato la Taroni a contraffare le analisi del sangue del marito. Il concorso viene approvato su sua insistente richiesta, e a ottobre la dottoressa viene assunta.

Altre intercettazioni raccontano della totale assenza di dolore della Taroni per la morte del marito, come afferma lei stessa a un figlio e alla domestica, ai quali descrive l’uomo come uno sfruttatore, che la costringeva a rapporti sessuali umilianti. Ma nel rapporto tra la donna e Cazzaniga si insinua anche il sospetto che la prima avrebbe voluto uccidere anche i due figli per rimanere sola con il medico.

Il nervosismo presso l’ospedale di Saronno, dove sono indagate 14 persone, risulta evidente: parte del personale è infatti accusato di non aver mai segnalato i decessi sospetti né di aver preso provvedimenti nei confronti di Cazzaniga: favoreggiamento e omissione di denuncia, questi i reati prospettati per il primario di reparto Scoppetta e il direttore sanitario del presidio di Saronno Paolo Valentini.