Ci hanno detto di arrangiarci sul caso dei nostri due marò prigionieri in India; tuttavia ora l’Onu sembra rendersi conto che anche l’Italia è uno Stato membro e ogni tanto anche i suoi (nostri) problemi vanno presi in considerazione.

Negli ultimi giorni sono sbarcati circa 8.000 clandestini sulle coste della Sicilia; dall’inizio dell’anno sono 52.000. La nostra Marina è quasi al collasso. L’operazione Mare nostrum, in cui c’è un tiepido, poco convinto appoggio dell’Unione europea, sta mostrando i suoi limiti. A Bruxelles è sempre più chiaro che non ne vogliono sapere di far diventare l’immigrazione un problema europeo: sono affari nostri, altro che Unione.

Ora intervengono, attraverso timide parole, le Nazioni unite. Limitandosi alle parole di un portavoce, italiano peraltro: Carlotta Sami, dell’Alto commissariato per i rifugiati (Unhcr). “Da diversi mesi stiamo esprimendo preoccupazione sull’accoglienza e continuiamo ad esprimerla, perché ancora non sembra essersi consolidato un piano. Che non può essere un piano solo italiano: parliamo di rifugiati in primo luogo siriani ed eritrei, di cui l’Unione europea deve farsi carico perché hanno diritto ad essere accolti“.

Perché accade questo? “La guerra siriana sta diventando devastante. Inoltre va aggiutna l’instabilità di una serie di paesi del nord Africa, a partire dall’Egitto dove le famiglie siriane trovavano accoglienza; soprattutto la Libia, dove ci sono anche concentrazioni di organizzazioni criminali che favoriscono il traffico di esseri umani“.

Ma la Sami aggiunge che per l’Italia la situazione non è poi così grave: “Non siamo in una situazione di emergenza. Siamo in una situazione difficile, ma strutturale“.