Ennesima tragedia nel Mediterraneo. Stavolta al largo delle coste libiche. Sono almeno 20 i corpi recuperati al largo di Tripoli venerdì pomeriggio dove un barcone è affondato con circa 200 (forse 250) migranti libici a bordo. Un bilancio destinato a lievitare. Le prime notizie che arrivano nei porti siciliani parlano di 170 dispersi. Mentre continuano le ricerche in mare, altre 355 persone sono invece sbarcate a Pozzallo, nel Ragusano: tra loro molte donne e bambini anche neonati. Nella stessa località 24 ore prima erano giunti 200 migranti siriani con due motovedette. Un “viaggio della speranza” organizzato da tre scafisti che sono stati arrestati (due di loro già fermati in passato per lo stesso reato) e fanno salire a 100 i trafficanti in manette dal 2014.

Le partenze dalla Libia contribuisce la situzione che regna nel Paese dove la guerra civile tra le milizie del “califfato” islamico di Bengasi e coloro che le combattono insieme al generale Khalifa Haftar. Uno dei punti critici di un Medio Oriente infuocato che favorisce le operazioni dei trafficanti di essere umani che arrivano a imbarcare centinaia di persone disperate che provengono soprattutto dal sub-Sahara e dal Corno d’Africa. I migranti vengono spesso salvati dalle forze navali che fanno capo all’operazione Mare Nostrum o dalle guardie costiere dei paesi da cui partono ma non è raro, purtroppo, che accada l’irreparabile.

Nella notte tra giovedì e venerdì, la guardia costiera libica aveva salvato 16 persone tra somali ed eritrei la cui imbarcazione, salpata da Guarakouzi, si era subito rovesciata in mare. Poche ore prima era toccato a 75 migranti partiti dalla Libia, salvati dalla guardia costiera tunisina dopo cinque giorni alla deriva senza scorte alimentari.

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