Ad agosto scadrà l’asilo politico temporaneo che la Russia ha concesso quasi un anno fa ad Edward Snowden, l’ex tecnico della Cia che ha diffuso i documenti sulle attività d’intercettazione compiute dalla Nsa nei confronti di molti esponenti politici mondiali, dando vita a quello che viene definito “scandalo Datagate“. Snowden deve aver intuito (o magari gli è stato detto espressamente) che la Russia probabilmente non sa più che farsene di uno come lui. La sua utilità come fonte d’imbarazzo per gli Stati Uniti ormai ha perso gran parte della sua efficacia; di conseguenza continuare a tenerlo comporterebbe più svantaggi che vantaggi.

A casa di certo non può tornare. Allora la “talpa” del Datagate (foto by InfoPhoto) ha fatto sapere di voler chiedere asilo politico al Brasile, attraverso un’intervista all’emittente Globo. Perché il Brasile? Perché questo Paese ha una lunga storia nell’ospitare personaggi sgraditi alle nazioni occidentali (un caso fra i tanti, il terrorista Cesare Battisti per il quale è stata negata l’estradizione chiesta dall’Italia, dove deve scontare un ergastolo); perché qui vive il suo socio Gleen Greenwald, il giornalista americano che ha raccolto i documenti e li ha trasmessi al quotidiano inglese Guardian; e perché l’attuale presidente brasiliano Dilma Rousseff ha motivi di contrasto con gli Stati Uniti proprio per la faccenda Datagate; recentemente la Rousseff ha infatti annullato una visita di Stato a Washington proprio come protesta per essere stata spiata dalla Nsa. Tuttavia il ministero degli Esteri brasiliano ha comunicato di non avere ancora ricevuto una richiesta formale da parte di Snowden.