Nemmeno Kim Philby, l’agente britannico che per decenni fornì informazioni segrete all’Urss per poi rifugiarvisi indisturbato, aveva creato tanto scompiglio internazionale. Questo perché i segreti da lui rubati rimasero tali, anche se passarono di mano. Ma la decisione di Edward Snowden di far divulgare dalla stampa quelli di cui egli si è impossessato, creando lo scandalo Datagate, sta mettendo in crisi la diplomazia mondiale.

Gli Stati Uniti lo vogliono a tutti i costi, è troppo grave la pessima figura rimediata da Nsa, Cia e, di riflesso, l’amministrazione di Barack Obama. Lo cercano dappertutto, fanno pressioni dappertutto, chiedono la sua estradizione a tutti, anche se non sanno realmente dove si trovi. Di riflesso, Snowden sta chiedendo asilo politico a tutti, sebbene non sappia effettivamente dove andare, perché nessuno realmente lo vuole. Nemmeno la Russia, dove pure si stanno divertendo come matti vedendo gli americani in difficoltà. Meno che mai l’Italia; sebbene spiata anch’essa secondo le rivelazioni di Snowden, il ministro degli Esteri Emma Bonino ieri ha comunicato alla Camera che “Non ci sono le condizioni giuridiche affinché l’Italia possa accogliere la richiesta di asilo. Tale richiesta non è accoglibile neanche sul piano politico“.

L’ultimo scontro diplomatico è con la Bolivia. Il presidente Evo Morales non ha ancora digerito la nottata del 3 luglio trascorsa da “prigioniero” all’aeroporto di Vienna perché ben quattro nazioni europee avevano negato il permesso di sorvolo al suo aereo, ritenendo che Snowden si trovasse a bordo. Intanto il ministero degli Esteri di La Paz ha annunciato oggi di aver respinto una richiesta di estradizione di Snowden da parte del Dipartimento di Giustizia degli Usa. La nota boliviana parla di richiesta “Strana, illegale, suggestiva e priva di fondamento“. Ma da nessuna parte si conferma che Snowden si trovi in territorio boliviano.

Non basta. Morales (foto by InfoPhoto) ritiene Washington colpevole di aver esercitato pressioni a Francia, Spagna, Portogallo e Italia per bloccargli il volo. Ha dunque colto l’occasione di un vertice dell’Unasud (Unione delle nazioni sudamericane), in corso nella città boliviana di Cochabamba, per creare una colizione anti stelle e strisce, oltre che anti Europa. In una dichiarazione congiunta firmata dai presidenti di Bolivia, Ecuador, Suriname, Argentina, Uruguay e Venezuela si legge: “Pretendiamo dai governi di Francia, Spagna, Portogallo e Italia adeguate scuse pubbliche in relazione ai gravi fatti che si sono verificati. Appoggeremo la denuncia della Bolivia all’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti dell’uomo per aver commesso una grave violazione e messo in pericolo la vita del presidente Morales“.

Il quale non si accontenta nemmeno di questo. Morales ha infatti anche minacciato la possibilità di chiudere l’ambasciata degli Stati Uniti a La Paz.