“Non ho intenzione né voglia di fare gite milanesi” aveva detto Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità anticorruzione nominato dal premier Matteo Renzi a seguire i lavori dell’Expo dopo i recenti scandali. “La nostra presenza ha un senso se ci danno strumenti di controllo ad hoc e se si impone alle società private di seguire le norme di trasparenza”, aveva accusato il magistrato.

Parole dure quelle di Cantone che hanno subito ricevuto risposta dal ministro dell’Interno Angelino Alfano, Lo Stato non è inerme, sta combattendo per un Expo mafia-free: 32 imprese hanno ricevuto un’interdittiva antimafia e sono state cacciate via. Purtroppo tutto ciò non è bastato a scoraggiare chi riteneva di fare affari sporchi. E non possiamo escludere del tutto che possano esserci nuovi tentativi di infiltrazione”, così l’esponente del governo Renzi intervistato dal quotidiano Avvenire che ha aggiunto, “Aumenteremo gli sforzi, metteremo in rete Autorità anticorruzione, prefetture e forze dell’ordine perché la vetrina dell’Italia nel mondo sia cristallina: non solo mafia-free, ma anche mazzetta-free. E Raffaele Cantone avrà i poteri che chiede. Anzi saranno poteri costruiti su misura”.

Cantone aveva anche denunciato l’inefficacia del ddl anticorruzione in corso di approvazione in Parlamento che secondo lui è una di quelle “leggi fatte solo sull’onda dell’emergenza”. Con quello che sta accadendo in Parlamento, ha aggiunto il presidente dell’Autorità anticorruzione, “alla fine avremo l’ennesima legge spot”.