Il cosiddetto scandalo Parentopoli Ama ha prodotto circa 60 licenziamenti: è quanto deliberato ieri sera in sede di consiglio d’amministrazione dell’azienda romana che si occupa dei servizi ambientali.

A essere colpiti dal provvedimento sono i dipendenti assunti nel 2008 tramite chiamata diretta che risultavano ancora in organico (ovverosia 37 su 41), nonché altri 23 autisti che hanno iniziato a lavorare nel medesimo anno.

Durante la riunione dei dirigenti, convocata con la massima urgenza dal presidente Daniele Fortini, si è deciso di agire in conformità con quanto stabilito dalla sentenza che ha condannato l’ex amministratore delegato Franco Panzironi a 5 anni e 3 mesi di reclusione.

Una nota ufficiale di Ama spiega infatti che “le motivazioni addotte nella sentenza hanno infatti appurato che le assunzioni in questione sono da considerarsi illegittime, facendo conseguire un ingiusto vantaggio patrimoniale ai soggetti assunti“.

Arbitrarie e clientelari”, così erano stati definiti in sede di processo le 41 assunzioni a chiamata diretta in oggetto, verificatesi nel corso del 2008. I dipendenti erano infatti “legati da rapporti di parentela o affinità a esponenti politici o a persone a questi ultime vicine ed erano espressione del volere, per nulla trasparente, dell’amministratore delegato“.

Per quanto riguarda i 23 autisti, spiega Fortini, inizialmente vennero riconosciuti inidonei, per poi essere assunti grazie a una correzione dei punteggi avvenuta in modo doloso.

Scettici sindacati, rappresentati da Francesco Sorrentino, segretario di Fit Cisl Roma e Lazio, il quale riflette sul fatto che “non ci può essere un licenziamento collettivo, al massimo si tratterebbe di 41 licenziamenti singoli ed è normale pensare che chiunque sarà soggetto a questo provvedimento farà ricorso”, per poi annunciare che non è possibile difendere i diritti lavorativi di chi ha violato le regole.

Fortini si è detto sicuro della legittimità della decisione presa, rispondendo ad alcune domande riguardanti la possibilità di dover affrontare cause per risarcimenti. “Siamo certi di essere dentro il solco della legalità e quindi ci assumiamo la responsabilità che dobbiamo rispetto alla conduzione dell’azienda. È possibile che il giudice del lavoro valuti come dovrà nello stesso modo in cui abbiamo fatto noi, con coscienza e perizia e avvalendoci del contributo di accademici e di esperti giuslavoristi. Il Tribunale del lavoro valuterà nell’insieme e si determinerà nelle sue decisioni“.