E’ tutto legale e regolare, ma qui c’è molto che non va. Si parla fin troppo di riforme istituzionali, di riduzione di costi e privilegi della politica, ma ancora nessuno riesce a scalfire seriamente la roccaforte dei vitalizi. L’ultimo esempio è eclatante.

Salvatore Cuffaro, ex presidente della Regione Sicilia ed ex senatore, si trova dal 2011 nel carcere di Rebibbia, dove sta scontando una condanna a 7 anni per favoreggiamento aggravato alla mafia e violazione del segreto istruttorio. Ebbene, pur nello status di detenuto, Cuffaro (foto by InfoPhotoriceve da tre anni un vitalizio di circa 6.000 euro lordi al mese, pagato dalla Regione Sicilia.

Ha diritto ad averlo? Sì, questa è la beffa. Infatti non esiste alcuna legge, nazionale o regionale, che prevede il blocco di questo pagamento per chi abbia ricevuto condanne. L’unica eccezione, la legge 213 del 7 dicembre 2012, in cui il Parlamento ha convertito il decreto del Governo di Mario Monti sui costi della politica: questa norma, che ha più buchi di un colabrodo, vieta il vitalizio a chi sia stato condannato per reati contro la pubblica amministrazione. E solo per questo.

Ma il favoreggiamento alla mafia non è considerato un reato contro la pubblica amministrazione. Quindi Cuffaro può continuare ad incassare i suoi 6.000 euro al mese. Lordi, ce ne rendiamo conto. E in Italia si sta agitando un polverone per trovare 80 euro al mese da restituire ai lavoratori dipendenti. Strano, molto strano.