Un altro dei timidi e rari provvedimenti di Monti contro i privilegi della classe politica è stato abbattuto dal blocco granitico e trasversale dei poteri forti che si sono impadroniti degli enti locali. Come fa notare Sergio Rizzo sul Corriere della Sera del 16 novembre, i parlamentari hanno messo a segno l’ennesimo giochetto in favore di loro stessi e contro l’intera popolazione.

Il decreto legge 174 del 10 ottobre, intitolato “Disposizioni urgenti in materia di finanza e funzionamento degli enti territoriali”, tra le varie misure limitava i vitalizi per i consiglieri regionali, imponendo un minimo di dieci anni di mandato e il compimento dei 66 anni d’età. Ma nel passaggio alla Camera è stato svuotato di ogni efficacia con un colpo di genio, del male, ovviamente. I deputati Chiara Moroni, Fli, e Pierangelo Ferrari, Partito democratico (e consigliere regionale in Lombardia fino a poche settimane fa) sono i relatori del testo modificato nelle commissioni Affari costituzionali e Bilancio il 7 novembre. L’aula ha approvato il nuovo disegno di legge il 13 novembre e lo ha rinviato al Senato il 14.

Va premesso che 280 parlamentari su 945 (il 29%, praticamente un partito di maggioranza) sono ex consiglieri regionali, quindi interessati a questo specifico vitalizio. In coda all’articolo 2 del decreto, dove si stabiliscono i limiti al vitalizio, è stato aggiunto che tali disposizioni non si applicano alle Regioni che abbiano abolito i vitalizi. Però tutte le Regioni li hanno aboliti. Quindi questa regola non si può applicare.

Ma se ne applica un’altra. Quella dove si stabilisce che i vitalizi possono essere sostituiti da pensioni basate sul sistema contributivo. Teoricamente dovrebbe essere una cosa buona, perché si riceve in base a quanto si versa. Ma nessuno vieta (né lo vieterà mai) alle Regioni di consentire l’incasso a qualsiasi età, 60, 50 anni o anche prima, e magari con 5 anni di mandato o meno, invece di 10.

Ma non finisce qui. Poiché il decreto originale estendeva i limiti anche ai consiglieri al momento in carica, la modifica della Camera cancella anche questo. Quindi anche i consiglieri appena dimessi di Lazio, Lombardia e Molise potranno “vitaliziarsi” col vecchio sistema. Quindi Fiorito potrà incassare la pensione a 50 anni.

A questo punto è palese che ogni giorno che passa questo Parlamento può arrecare nuovi danni alla popolazione italiana, e lo fa. Le elezioni anticipate sono l’unica soluzione. Nessuno spread potrebbe danneggiarci così tanto come i nostri stessi deputati e senatori. Una nuova legge elettorale, che Napolitano invoca in continuazione, se creata da questa gente potrebbe solo peggiorare le cose. Il presidente della Repubblica, se volesse rendere un servizio al Paese, dovrebbe sciogliere le Camere. Oggi.

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