Nel marzo 2014, durante la Missione Archeologica Canario Toscana denominata ‘Min Project’, la sensazionale scoperta di una nuova tomba, oggi, a distanza di sei mesi, la missione italo-spagnola si prepara a iniziare gli scavi che potrebbero portare a nuove clamorose scoperte.

La tomba è quella di May, un importante funzionario governativo della XVIII dinastia – quella di Tutankhamon e del Faraone Akhenaton – e risale a 3.500 anni fa. Situata sulla sponda occidentale di Luxor, nella necropoli di Tebe, essa appartiene alla cosiddetta Valle dei Nobili, adiacente alla più nota Valle dei Re, ed è quella in cui venivano sepolti gli alti dignitari al servizio dei faraoni, soprattutto durante il Nuovo Regno (1580 – 1085 a. C.). La sua esistenza, finora, non era stata documentata da nessuna fonte storica e sono state proprio le due archeologhe alla guida del Min Project – Irene Morfini, italiana, dell’Università di Leida (Olanda) e Mila Alvarez Sosa, del Museo delle Canarie – a portare alla luce, per la prima volta, informazioni riguardanti May e la moglie Neferet.

Abbiamo scoperto la tomba di May quasi per caso”, racconta Morfini. “La nostra missione archeologica aveva lo scopo di esplorare due tombe: la tomba di Min (TT109) – tutore di Amenhotep II durante il regno di Tutmosi III, nella XVIII dinastia – e la sua probabile estensione (Kampp 327). Da quest’ultima ci siamo accorti della presenza di un’apertura molto stretta nel muro e ci siamo intrufolate. Percorrendo un tunnel ci siamo ritrovate in una sala trasversale con la classica forma a T tipica delle tombe non regali del Nuovo Regno situate della necropoli tebana”. “Ci eravamo già accorte che lo spazio vuoto che si trovava nelle mappe della montagna dietro la tomba di Min, la tomba TT109, era sospetto: sembrava strano che in quell’area non ci fosse una tomba dal momento che il resto della necropoli ne è totalmente costellato. – Ha continuato la Dottoressa Irene Morfini. – Non ci aspettavamo, però, quello che abbiamo trovato. Siamo entrate carponi in un cunicolo: c’era un’aria soffocante. Si vedeva pochissimo, avevamo solo le nostre piccole torce. Poi sono comparsi i primi colori, ci siamo guardate intorno, abbiamo studiato i geroglifici e alla fine, ecco il nome tanto atteso: May”.

Il tipo di raffigurazioni, i colori, lo stile, fanno presumere che la tomba possa risalire al tempo della XVIII Dinastia (1500 a.C. circa). Lo studio delle scene, poi, suggerisce che May fosse un alto funzionario di corte. Gli affreschi sulle pareti raffigurano soprattutto scene di banchetto funerario, di offerta, di caccia e di pesca nelle paludi, mentre i titoli onorifici con i quali May viene indicato nel testo del cono funerario che ha rivelato il suo nome, sono “sindaco”, “principe”, “supervisore dei cavalli del re”, “supervisore dei campi”, “supervisore del bestiame”. Di Neferet, invece, moglie di May, non si sa ancora molto, ma si pensa che sia stata sepolta insieme al marito: “Spesso le tombe venivano utilizzate, infatti, anche per seppellire eventuali altri familiari. Ma solo dopo aver liberato la tomba dei detriti potremo affermarlo con certezza” hanno precisato le due archeologhe.

Il progetto di scavo, dunque, che partirà il prossimo 15 ottobre, si prefigge di far luce sugli affreschi visibili sulle pareti, che ritraggono il proprietario del sepolcro. I lavori partiranno dal ‘cortile’, i cui contorni si intravedono nelle immagini del sito. “Qui invece si vede della sabbia scura, segno che probabilmente ci sono mummie” – spiegano le due archeologhe -“Prossimamente ci occuperemo di svuotare la tomba dai detriti e ci aspettiamo di trovare il pozzo o i pozzi funerari con la camera funeraria destinata al defunto”.

Lo studio della tomba di May, che appartiene a un’importante dinastia, la XVIII, porterà dunque ulteriori informazioni su un periodo fondamentale della storia egizia. Solo studi futuri permetteranno però di attribuirla con certezza al regno di uno dei faraoni così significativi di questa dinastia, Tutankhamon o Akhenaton. Solo il tempo potrà darci risposte, ma di certo si stimano 10-15 anni di lavori prima che il sito possa essere aperto al pubblico.

photo credit: Dorli Photography via photopin cc

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