Il Partito Democratico ha sette voti in più in Parlamento, cinque al Senato e due alla Camera. Sono quelli dei sette parlamentari di Scelta Civica che oggi hanno reso ufficiale il loro passaggio, “consigliato” dal premier Matteo Renzi solo ieri sera, nei gruppo del PD. Tra questi c’è anche il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, insieme a Gianluca Susta, Alessandro Maran, Linda Lanzillotta, Pietro Ichino,Ilaria Borletti Buitoni e Irene Tinagli, oltre al viceministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, che non è un parlamentare. “Accogliamo l’invito di Renzi a un percorso e a un approdo comuni“, hanno fatto sapere i neopiddini in una nota ufficiale, “per questo aderiamo ai Gruppi del Pd di Senato e Camera, alcuni di noi anche al partito“.

A motivare il salto della quaglia ci sarebbe, secondo i sette parlamentari, tanto la crisi del movimento fondato nel dicembre 2012 da Mario Monti e quindi abbandonato dallo stesso ex primo ministro, evento che ne ne ha reso “inevitabile il rapido esaurimento“; quanto “l’allargamento della base sociale ed elettorale del PD“, ovvero la sua tendenza a riempire i vuoti lasciati liberi al centro dello schieramento politico. Un punto di vista che, in realtà, all’interno di Scelta Civica non è condiviso da tutti: il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova, per esempio, ha già fatto sapere di non voler imitare gli ex colleghi, mentre il sottosegretario all’Economia, Enrico Zanetti, ha addirittura definito “demenziale” tutta la faccenda.

Secondo molti osservatori, il richiamo di Matteo Renzi sarebbe un altro fulgido esempio di astuzia strategica. Domenica ci sarà il congresso di Scelta Civica, in cui verranno decise le linee che dovrà adottare in futuro il movimento, e l’annessione di diversi parlamentari all’area democratica potrebbe essere funzionale a evitare pericolose (per il governo) tendenze autonomistiche, come quelle promosse, non a caso, da Zanetti.

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