Gli accordi di Schengen reggono, almeno a livello ufficiale, ma in pratica di fatto rischiano di non esistere più. O se non altro sono destinati a essere sospesi in almeno sei paesi dell’Unione Europea. Al termine della giornata del summit che si è tenuto tra ad Amsterdam tra i ministri degli Interni delle varie nazioni, cui era presente anche Angelino Alfano, la libera circolazione in Europa sembra ormai un ricordo del passato.

Sei paesi dell’Ue hanno chiesto di sospendere per due anni i trattati di Schengen e pare che anche altre nazioni siano intenzionate a prendere una decisione analoga a breve. Alfano ha commentato il risultato del summit in maniera laconica: “Alla fine di questa giornata di lavoro Schengen è salva. Per ora. Abbiamo poche settimane per evitare che si dissolva tra gli egoismi nazionali”.

La proposta è quella di “prorogare da sei mesi fino a due anni i controlli alle frontiere interne così come previsto da Schengen” ed è sostenuta da sei paesi: Svezia, Danimarca, Austria e Slovenia, ma anche Germania e Francia. Gli accordi di Schengen prevedono infatti il ripristino dei controlli ai confini nel caso di “gravi carenze nello svolgimento dei controlli alle frontiere esterne” che portino a “una minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza”.

Se la chiusura delle frontiere si dovesse effettivamente verificare in questi paesi, il rischio è che in Italia, uno dei paesi insieme alla Grecia di prima accoglienza per i rifugiati provenienti dall’Africa, possano arrivare sulle nostre coste una quota stimata tra i 200mila e i 400mila migranti. Dal Ministero degli Interni preferiscono però non sbilanciarsi sui numeri: “Discorsi assolutamente prematuri. Ci sono troppe incognite”.

Alfano comunque confida ancora che i trattati di Schengen possano reggere: “Su Schengen a mio avviso, per ragioni tecniche e politiche, fino a maggio siamo in tempo”. E ha aggiunto: “A chi chiede di innalzare muri dico: vi rendete conto che non possiamo mettere il filo spinato nel Mediterraneo e nell’Adriatico? Vogliamo rivedere Dublino, una foto ingiallita di un Continente che non esiste più”.

Il ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni, nel corso di un’intervista con la Cnn, ha parlato dei pericoli di una fine degli accordi di Schengen sulla libera circolazione nell’Unione Europea: “Le regole di Dublino mettono a rischio la libera circolazione nella Ue. Bisogna condividere il peso dei migranti, perché se continuiamo solo a criticare la Grecia o i Paesi di primo arrivo, il solo risultato sarà che non avremo più Schengen. E non avere più Schengen sarebbe pericoloso per la Ue”.