Ha già preso il via ufficialmente lo sciopero della scuola annunciato per oggi dai sindacati da FLC CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola e SNALS Confsal.

Come annunciato, i circa 8600 istituti coinvolti, per un totale di oltre 40mila sedi, nella manifestazione di protesta non hanno garantito lo svolgimento delle lezioni, e molte famiglie si sono trovate più o meno all’improvviso a far fronte all’emergenza. Anche una buona percentuale del personale scolastico ha confermato di voler aderire alla dimostrazione, rendendo quindi impossibile garantire la sicurezza delle strutture.

Lo sciopero della scuola porterà in piazza migliaia e migliaia di persone che protestano per un contratto scaduto ormai da più di sette anni e che dunque non è stato adeguato al cambiamento del potere d’acquisto, con retribuzioni tra le più basse in Europa.

Ma a scatenare i cortei sono anche i tagli al personale amministrativo tecnico e ausiliario, con tanto di limitazioni alle sostituzioni e a una gestione del carico di lavoro definita disumana, nonché contro la precarizzazione degli incarichi, con 45mila docenti ancora nelle graduatorie a esaurimento, ai quali non sono stati riconosciuti i diritti maturati negli anni di supplenza.

Tra le motivazioni addotte dai sindacati ci sono in particolare la modalità di valutazione degli insegnanti ba e la modalità della chiamata diretta a piacimento dei presidi. Alle manifestazioni però non potranno partecipare i docenti impegnati nel concorso in quanto esonerati.

Varie le modalità di protesta nelle città italiane. A Milano è stato organizzato un presidio in Piazza della Scala. A Roma invece la partenza è prevista da Porta San Paolo e l’obiettivo finale è arrivare al ministero di viale Trastevere.  Napoli invece vedrà sfilare gli insegnati da piazza Dante verso piazza Matteotti. A Firenze sfilata tra piazza Demidoff e Piazza Strozzi. A Bari, altro presidio in piazza San Ferdinando.

Il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini ha fatto sapere che per quanto possano essere giuste le rivendicazioni: “Il tema del contratto coinvolge tutto il pubblico impiego, non può riguardare un singolo comparto. Ripartire con il contratto per un settore come la scuola è una richiesta che ha fondamento, ma non si deve prescindere dall’enorme sforzo di fondi messi in campo e diretti all’incentivazione degli insegnanti”.