Come due anni fa il paese rischia la paralisi per lo sciopero degli autotrasportatori che hanno confermato il fermo nazionale dalle 22 di oggi, 8 dicembre, a venerdì 13 dicembre. Non tutte le sigle parteciperanno a questa protesta, resta il pericolo visti i più di trenta presìdi già programmati dai camionisti e dal “movimento dei forconi”, cui potrebbero aggiungersi anche i Cobas, a preoccupare i probabili blocchi stradali e di nodi ferroviari in grado paralizzare la circolazione in diverse parti del Paese.

Tutti guardano alla Sicilia da dove nasce quello che viene chiamato Movimento dei forconi, questori e prefetti hanno allertato tutti gli uomini e avvisato chi protesta a non fare blocchi, Mariano Ferro leader dei forconi: “Non potranno fermarci per sempre”. Il Viminale è in allerta non solo per evitare il collasso della circolazione ma anche per il rischio di infiltrazioni dell’estrema destra, Forza Nuova e Casapound che hanno dato via web la loro adesione, e dell’allarme su “recrudescenze mafiose” come ha avvisato il  ministro per la pubblica amministrazione Gianpiero D’Alia.

Da molte parti d’Italia ci sono code davanti alle pompe di benzina. In Piemonte, Cna, Cia e Confagricoltura hanno chiesto tutela al prefetto Paola Basilone che ha messo in campo una task force.

L’autotrasporto italiano non si fermerà. Le maggiori sigle sindacali del Paese che rappresentano il 90% degli operatori del trasporto, Fai-Conftrasporto, Anita, Fita Cna, Confartigianato Trasporti, hanno revocato la protesta lo scorso 28 novembre, dopo la firma di un protocollo presso il ministero dei Trasporti con il quale il governo ha definito importanti interventi per la categoria”, ha detto Paolo Uggè, presidente di Unatras, sigla che unisce le maggiori organizzazioni dell’autotrasporto, nonché presidente di Fai-Conftrasporto.