Si sta svolgendo in queste ore per le strade di Milano la manifestazione a sostegno dello sciopero del pubblico impiego indetto da CGIL, CISL e UIL. La dimostrazione a carattere regionale dei lavoratori facenti parte dei settori pubblici e privati con funzione pubbliche riguarda la sanità, l’istruzione, l’amministrazione e le forze dell’ordine della Lombardia.

Il corteo partito da piazza Duca D’Aosta ha come punto d’arrivo Palazzo Lombardia, dove si terrà un comizio presieduto dai segretari delle maggiori firme sindacali di categoria. Tra le principali richieste che hanno causato lo sciopero c’è la richiesta del rinnovo del contratto nazionale.

In  merito al mondo della sanità lombarda ne abbiamo parlato con Massimo Preziuso di Cisl, che ci ha riferito di come quello di oggi si tratti di “uno dei primi scioperi a livello regionale, perché altre regioni seguiranno a ruota la Lombardia nei prossimi giorni”. Per quanto riguarda i contratti il sindacalista ci ha spiegato come il rinnovo non riguardi solo la pubblica amministrazione, “ma anche quelli delle cooperative, fermi da 3 anni, e di quella privata, da 9.”

Ed è proprio per questo motivo che si attende una “una forte adesione dei lavoratori del privato, tenendo presente che la regione Lombardia ha più del 50% della sanità nazionale privata.” E in questo ambito si registrano le diseguaglianze più inique, con un tavolo delle trattative riaperto e ancora in corso che deve tenere conto di una situazione in cui “i lavoratori prendono uno stipendio che va da 900 a 1400 euro e che non viene rinnovato, a fronte di guadagni stratosferici di aziende e gruppi ospedalieri, persino in corso di spending review”.

Preziuso prevede “forti ripercussioni a livello di utenza” sulla base del buon riscontro di adesioni allo sciopero. Risalta in negativo il caso dell'Istituto Europeo di Oncologia, lo Ieo: “Sui minimi di servizio – un accordo stipulato nel 2005 e rinnovato nel 2011 – le precettazioni sono particolari”, ci racconta il sindacalista. “L'accordo sui minimi di servizio è stato disdettato martedì, e con le tempistiche che sappiamo si è quindi dovuto aderire alle regole vecchie, ma già dalla prossima settimana dovremo incontrarci per rifare l'accordo. In tutto sono state precettate 196 persone, con il servizio quasi al completo, e persino con sale chirurgiche rimaste aperte quando il personale addetto all'accettazione non c'è.

Un accordo in cui “non era neanche chiaro nella tipologia e nel numero di persone che non avrebbero potuto manifestare, infatti si dovrà capire chi e come è stato precettato, e e se è possibile intervenire legalmente per preservare il diritto allo sciopero. Tanto più che se la situazione non verrà smossa dalla giornata di oggi ci sarà con tutta probabilità una nuova manifestazione a breve.”

A esasperare i lavoratori anche dettagli significativi come lo scontro sugli arretrati rispetto all'adeguamento dei contratti di lavoro, che la Consulta vorrebbe cancellare: “È uno sciopero sacrosanto, frutto dell'esasperazione, tanto da aver ha richiamato anche coloro che in genere non partecipano alle assemblee per paura, e che invece oggi scioperano convinti unendosi anche al corteo”.

L'ultimo capitolo riguarda la riorganizzazione dell'orario lavorativo sulla base della normativa europea risalente al 2003, e che – in modo tragicamente ironico – viene recepita solo oggi dall'Italia per paura di sanzioni della Comunità Europea. Una norma che va a incidere sulla strutturazione dei turni e che non dovrebbe essere applicata senza un adeguato studio, afferma Preziuso: “Bisogna capire il contesto e applicarla in un ambito che è differente da quello europeo. La norma infatti va a incidere sopratutto sul comparto infermieristico: in altri Paesi gli infermieri hanno un carico forse maggiore a livello di sforzi ma minore per numero di pazienti – parliamo di casi in cui ci sono 3 infermieri per 40 persone – con carichi di lavoro pazzeschi.

Si tratta di un problema di organizzazione, che dovrà cambiare di pari passo coi nuovi turni imposti dalla normativa. Ma di sicuro si dovrà mettere in atto un piano di assunzioni ancora traballante: "In realtà la combinazione mattina – notte che è stata abolita permetteva di avere meno infermieri, ma adesso non è più possibile. Per quanto sia necessario avere così persone in più, solo alcuni ospedali hanno deciso di confrontarsi con la carenza cronica di infermieri iniziando ad assumere. Nella sanità pubblica non ci sono bandi, e le assunzioni pubbliche sono bloccate per la spending review e in ogni caso a carico della spesa regionale. In questa situazione la Lombardia magari può reggere alla spesa, ma le altre regioni?”