Anni di sensibilizzazione sui media, di petizioni e di interventi da parte di star internazionali: nulla è servito per salvare la vita ad Arturo, il ribattezzato orso polare più triste del mondo. Ospite dello zoo di Mendoza, in Argentina, il plantigrade ha trascorso gran parte della sua vita in un piccolo recinto non consono alle sue esigenze, sofferente per l’elevato caldo, visibilmente triste e depresso. Una storia che già da tempo aveva scatenato l’indignazione dei social network, e dell’opinione pubblica in generale, con molti utenti pronti a richiedere il quadrupede venisse trasferito in una struttura più idonea, a cui però non ha fatto seguito una presa in carico ufficiale.

Arturo è stato ospitato presso lo zoo argentino dal 1993 e, fino al 2002, ha condiviso il suo piccolo recinto con una compagna. Una struttura non pienamente idonea per le esigenze di una specie abituata ai freddi climi artici, con una riproduzione minimale dell’habitat naturale e solo una ridotta vasca per rinfrescarsi durante le torride giornate estive. Con la scomparsa della compagna, l’orso è diventato progressivamente sempre più depresso ed emaciato, fino all’esito finale raggiunti i 31 anni d’età. Molte le associazioni e gli attivisti che ne avevano denunciato le condizioni di vita, tanto che qualche tempo fa si è pensato a un possibile trasferimento in una struttura d’avanguardia in Canada, possibilità però a quanto pare negata dallo zoo d’origine per problemi di trasporto dovuti all’età avanzata del plantigrade.