Di Mariella Cimò, la 72enne di Catania, non si hanno più notizie da sei anni. È scomparsa nel nulla: mai nessuna segnalazione né avvistamento. Per la Procura di Catania si tratta di un omicidio e, infatti, il marito Salvatore Di Grazia – sulla scorta dei 45 indizi di colpevolezza “snocciolati” dal pm – è stato condannato in primo grado a 25 anni di reclusione. Lui, che ieri è stato in collegamento a “Pomeriggio Cinque”, continua a proclamare la sua innocenza e, in più occasioni, è arrivato quasi allo “scontro” verbale con la conduttrice Barbara d’Urso: “Se mi dà il tempo.. se mi lascia parlare.. lei ha già sbagliato tre anni fa dicendo ‘hanno preso l’assassino di Mariella Cimò’.. a mia moglie l’avete resa invalida” ha tuonato Di Grazia. ”Io sono innocente, sarò colpevole in caso dopo il terzo grado di giudizio” ha aggiunto.

Quel 25 agosto 2011 ci sarebbe stato un grosso litigio tra Mariella e Salvatore, uniti in matrimonio da 43 anni. Un litigio al termine del quale Mariella sarebbe scomparsa o morta. Il motivo? La chiusura dell’autolavaggio di Aci Sant’Antonio dove, secondo l’accusa, il marito avrebbe consumato rapporti sessuali con altre donne: circostanza scoperta dalla moglie che voleva mettere fine ai “passatempi” del Di Grazia. Ad “incastrarlo” anche un’intercettazione telefonica in carcere e il passaggio sospetto della sua auto con a bordo una vasca. Il movente dell’omicidio sarebbero state le relazioni extraconiugali: “Mia moglie non ha mai avuto contezza dei miei incontri con qualche persona, non erano affatto relazioni” ha precisato Salvatore Di Grazia a “Pomeriggio Cinque” che ha chiesto alla d’Urso di non chiamarlo “galletto” del Paese.

Infine ha attaccato la Procura di Catania che non avrebbe cercato sua moglie, ha ribadito che la morte di Mariella Cimò non è stata provata (nei fatti non è stato trovato il suo cadavere) e ha puntato il dito contro il nipote della vittima, Massimo Cicero: “Sono nipoti interessati. Lui, tra l’altro, è l’unica persona che ne parla al passato. ‘Era, fu, è morta’”.