L’intervento al tifoso più grave Ciro Esposito è riuscito. Il 30enne di Napoli resta in prognosi riservata, ma ci sono speranze che possa rimanere in vita. Gli incresciosi fatti di cronaca avvenuti all’Olimpico di Roma (QUI I DETTAGLI) sono sotto gli occhi del mondo intero ma il ministro dell’Interno Alfano respinge al mittente le accuse in merito alla finale di Coppa Italia tra Fiorentina e Napoli ”autorizzata” dal capo degli ultras del Napoli, Gennaro De Tommaso, detto A’Carogna: “Non c’è stata nessuna trattativa tra Stato e ultrà. Non sta né in cielo né in terra. Come Stato siamo e saremo in grado garantire l’ordine pubblico” ha annunciato il responsabile del Viminale.

La “trattativa” tra forze dell’ordine e ultras viene smentita categoricamente anche dal questore di Roma, Massimo Maria Mazza:Non c’è stata alcuna trattativa. Mai pensato di non giocare: società, Lega, e responsabili dell’ordine pubblico non hanno mai avuto alcun dubbio in proposito. I 45′ di ritardo sono stati richiesti dalla società Napoli per far riscaldare i calciatori. E la stessa società ci ha chiesto se era possibile che il capitano della squadra parlasse con i suoi tifosi. Noi non avevamo nulla in contrario e Hamsik è andato sotto la curva a spiegare che i tifosi della Fiorentina non c’entravano niente con quanto accaduto e che il tifoso del Napoli non era morto, voce quest’ultima che aveva cominciato a spargersi, così come quella che nell’incidente avesse perso la vita anche un bambino”.

A lanciare gridi d’indignazione più che giustificati era stata domenica Marisa Grasso, la vedova dell’ispettore capo Filippo Raciti, morto il 2 febbraio 2007 allo stadio Massimino di Catania: Marisa sabato ha dovuto vedere la maglietta di Genny ‘a carogna con la scritta «Speziale libero» che inneggia all’assassino del marito: “È una vergogna: lo stadio in mano a dei violenti e lo Stato che non reagisce, impotente e che quindi ha perso. Mi sono sentita umiliata perché è stata offesa la memoria di mio marito: è stata indossata una maglietta che inneggia all’assassino di un poliziotto. Io ho pieno diritto, adesso, di avere risposte dalle istituzioni. Il premier Matteo Renzi era lì all’Olimpico a vedere la partita. E allo stadio c’erano anche il presidente del Senato Pietro Grasso e altri vertici dello Stato. Non ho ricevuto nessuna telefonata di solidarietà”.

Le telefonate, ormai scontate, sono arrivate da tutti: Renzi, Alfano, Grasso: “Ho apprezzato tutti, mi fanno sentire meno sola. Ho ricevuto anche la telefonata del capo della Polizia Alessandro Pansa, ci incontreremo presto a Roma. Adesso dopo le parole aspettiamo i fatti, che ci saranno” come annunciato da Alfano ospite de L’Arena di Giletti: “Sto pensando a un giro di vite fortissimo, il Daspo a vita. Lo spettacolo calcio non può essere guastato da belve. Ci sentiamo tutti Raciti. Gli stadi devono tornare a essere dei luoghi accoglienti per le famiglie”.

Beppe Grillo non usa mezze misure: “All’Olimpico veniva da piangere, come a un funerale. La Repubblica è morta, ma i suoi funerali sono indegni, troppo imbarazzanti”. Laconico il commento Emanuele Fiano, responsabile Sicurezza del Pd: “È una sconfitta complessiva, che pesa sul mondo dello sport e del calcio, su tutti noi che facciamo politica e su tutti i corpi dello Stato”. Gli fa eco il segretario della Lega Nord Matteo Salvini: “Uno Stato dove detta legge il signor Genny ‘a carogna in presenza di Renzi e Alfano è uno Stato fallito. Indipendenza”.

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