Il presidente del Consiglio Matteo Renzi interviene duramente, a ‘Porta a porta’, sugli scontri allo stadio Olimpico (QUI I DETTAGLI), prima della finale di Coppa Italia tra Fiorentina e Napoli: “Credo sia stato un errore parlare con i tifosi. Bisognava partire, giocare. Chi ha deciso si è sentito più garantito da questa scelta. Per me è stato un errore. Ma ora interveniamo in modo serio: le società dovranno contribuire all’ordine pubblico. Non lasceremo il calcio ai Genny Carogna - aggiunge il premier defininendo «disgustosi» i fischi all’inno nazionale -. Tra giugno, luglio e agosto convocheremo le società e porteremo un principio fondamentale: le società dovranno anche prendersi cura del pagamento dell’ordine pubblico, non voglio che paghino i cittadini”.

La dura e scontata condanna arriva anche dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che non nomina De Tommaso: “Non parlo di chi invoca la libertà per chi ha ucciso Raciti. Sono vicino alla vedova, come tutti gli onesti e tutti coloro che amano il calcio. Bisogna tornare ad immaginare un mondo del calcio quale deve essere sport, gioco, competizione e anche grande spettacolo e rito collettivo. Questo è il solo mondo del calcio. Quello dell’altra sera allo Stadio Olimpico no, è qualcosa che ha a che vedere con il peggio degli odii, della violenza e della criminalità. Purtroppo è il segno di una crisi morale, di valori e di comportamenti che si registra in Italia insieme ad altri focolai di violenza e a fatti di estremismo”. Infine l’avvertimento agli addetti ai lavori: “Non bisogna trattare con i facinorosi, ma anche le società e i presidenti devono rompere con loro”.

Una dichiarazione che conferma come Daniele De Santis, l’ultras che ha sparato a Ciro Esposito a Tor di Quinto faceva parte di un commando di romanisti a caccia dei tifosi napoletani. Tre testimoni, sponda partenopea, affermano di averlo visto sparare e la ricostruzione nell’informativa della Digos parla di provocazioni di De Santis indirizzate ai tifosi azzurri incolonnati sui pullman lanciando petardi e fumogeni per poi nascondersi nell’area abusiva del vivaio, storico ritrovo di estrema destra, dove si è rotta una gamba. Lì sarebbe stato assalito dai napoletani armati di spranghe a cui ha reagito sparando prima di essere sommerso di botte. L’esame dello stub lo inchioda e le accuse per lui sono di tentato omicidio e porto abusivo d’armi è risultato positivo. Agli arresti anche il ferito più grave, Ciro Esposito, è sottoposto agli arresti domiciliari insieme ai due tifosi feriti. L’udienza davanti al gip è prevista per mercoledì.

La trattativa con gli ultras, negata dal questore di Roma Massimo Mazza, da Alfano e dal Napoli calcio, potrebbe presto finire sotto inchiesta da parte della procura: Genny ‘a carogna rischia accuse di interruzione di pubblico servizio, violenza privata e – ovviamente – un daspo. Ma l’indagine punterà a mettere in luce la composizione delle delegazioni che, in due fasi distinte sono andate sotto la curva del Napoli per parlare con i rappresentati del tifo organizzato.

Il tema è al centro di una bufera mediatica e ha fatto litigare Coni e Figc: “È imbarazzante la reiterazione di quello che avviene negli stadi — ha detto Giovanni Malagò, presidente del Coni — significa che o non si è fatto nulla o lo si è fatto male”. Seccata la replica di Giancarlo Abete, suo omologo in Figc: “Anche il Coni fa parte della task force del Viminale, e Malagò ha applaudito alle decisioni di questo organismo”. Qualcuno, tra gli addetti ai lavori, comincia a prendere (finalmente) le distanze: “Né io né mio fratello avremmo mai mandato il nostro capitano Pasqual a colloquio con il Genny ‘a carogna fiorentino” ha detto Diego Della Valle, presidente della Fiorentina, ospite a «Tango».

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