E l’Egitto sprofonda totalmente nel caos. Da diverso tempo ormai nel paese nordafricano la situazione è grave, ma ora sembra essere precipitata verso un baratro, un tunnel del quale non si vede la luce in fondo. Gli oppositori del presidente egiziano Mohammed Morsi, infatti, hanno sferrato un attacco frontale al quartier generale dei Fratelli Musulmani al Cairo, devastandone la sede. E questo sembra essere proprio l’ultima, famosa, goccia che potrebbe far traboccare un vaso già di per sé stracolmo.

Il paese attende un segnale da parte del presidente, accusato da più parti d’aver emanato un decreto con cui si attribuisce poteri quasi illimitati e aver tenuto a battesimo una Costituzione che ha al proprio centro la sharia. L’Università Al Azhar, istituzione al centro del mondo islamico sunnita, ha chiesto a Morsi di «sospendere l’ultimo decreto e cessare di usarlo». Sulla stessa lunghezza d’onda anche Teodoro II, il nuovo papa dei cristiani copti.

Dunque, la gente chiede che Morsi se ne vada. E lui manda in campo i carri armati e blindati, schierati lungo il perimetro del compound presidenziale. Il bilancio parla di sette vittime, tra le quali anche un giornalista egiziano del giornale al Fagr, e 92 arresti.

In ultimo è arrivato anche il grido del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama: “E’ essenziale che i dirigenti egiziani di tutte le parti mettano da parte le loro divergenze per trovare insieme il modo di far progredire l’Egitto”. E ancora: “Il presidente Obama ha chiamato il presidente Morsi per confidargli al sua profonda preoccupazione a proposito dei morti e dei feriti nelle manifestazioni in Egitto”, ha detto il portavoce americano Jay Carney in un comunicato.