Una no-fly zone è stata imposta sopra la seconda città della Libia, Bengasi. La decisione è stata presa dall’esercito libico dopo gli scontri tra una forza paramilitare guidata dall’ex generale libico in pensione Khalifa Haftar (CLICCA QUI PER LEGGERE L’ALTRO TENTATIVO DI COLPO DI STATO DELL’EX GENERALE) e integralisti islamici che ieri ha provocato 79 morti e oltre 100 feriti.

Il governo di Tripoli per bocca del presidente del parlamento e comandante militare in capo Nuri Abu Sahmain ha detto che Haftar ha cercato di mettere in scena un vero golpe.

La città orientale di Bengasi è stata al centro della rivolta anti-Gheddafi ed è al momento è una delle città in mano agli integralisti islamici, è nel consolato Usa di Bengasi dove perse la vita l’ambasciatore Usa Chris Stevens e tre addetti alla sicurezza per opera di terroristi islamici.

“La nostra operazione non è un colpo di Stato e l’obiettivo non è quello di prendere il potere”, ha dichiarato l’ex generale Khalifa Haftar che ha aggiunto: “L’operazione mira a ripulire la Libia dai terroristi. Il popolo libico è con noi”.

L’intervento della forza paramilitare dell’ex generale è stato aiutato dall’utilizzo di aerei e elicotteri. La Libia dopo la caduta del colonnello Gheddafi è in mano ad integralisti islamici e forze paramilitari, una fitta rete di militanti e alcuni membri dell’esercito regolare e dell’aviazione sono parte di queste forze. Lo stato ha una struttura istituzionale molto debole.