Si continua a investigare sullo circostanze che hanno portato nella giornata di ieri allo scontro fra treni in Puglia: oggi il procuratore di Trani Francesco Giannella ha confermato che le morti finora accertate sono 23, e non 27 come erroneamente riferito sulla scorta dell’elenco degli scomparsi.

Il riconoscimento della sale, portate al Policlinico di Bari, è ufficialmente terminato, ma un corpo appartenente a un uomo tra i 55 e i 60 anni è rimasto ancora non reclamato, forse a causa delle terribili condizioni in cui si trova.

Stabili invece le condizioni di uno dei due capotreni che è riuscito a salvarsi, mentre in totale dei 52 feriti a essere ricoverati sono stati 24, di cui 8 in prognosi riservata. I funerali delle vittime con tutta probabilità verranno officiati nella mattinata di sabato.

Durante il suo intervento alla Camera il ministro dei Trasporti Graziano Delrio ha ufficializzato la nomina di una commissione d’inchiesta che dovrà accertare le responsabilità del caso e ha poi definito lo stanziamento di 1,8 miliardi per le reti regionali di competenza non statale.

La Procura di Trani sta indagando per omicidio colposo e disastro ferroviario, ma appare ovvio che al momento tutte le ipotesi relative alla dinamica dell’incidente siano prive di fondamento, mentre si attendono i dati della scatola nera trovata oggi.

La pista di un errore umano rimane la più accreditata, ma dal Consiglio nazionale delle ricerche si leva la voce della ricercatrice Stefania Gnesi, secondo la quale a provocare lo schianto sarebbe stata la mancanza di sistemi automatici di supervisione della linea ferroviaria, sostituita dal cosiddetto blocco telefonico, ovvero nella comunicazione via telefono in merito al via libera sul binario unico.

Rimangono le parole del Procuratore Gianella, terribili nella loro vaghezza: “È evidente che il treno che è partito per secondo, non doveva partire. Il perché è successo lo stiamo verificando”.