Passato il momento del naturale cordoglio è arrivato il momento di stabilire le responsabilità dietro il tragico scontro fra treni in Puglia del 12 luglio che ha provocato 23 morti.

È nota l’iscrizione nel registro degli indagati dei due capistazione Vito Piccarreta e Alessio Porcelli, con l’accusa di disastro ferroviario colposo e omicidio colposo plurimo, e si è appreso che il loro interrogatorio avverrà lunedì.

Oggi invece è arrivata la notizia di un’analoga indagine che coinvolge i vertici di Ferrotramviaria, la società che gestisce la linea in cui si è svolto il disastro.

Nello specifico i nomi dei dirigenti sono Gloria Pasquini, presidente e legale responsabile, Massimo Nitti, direttore generale e Michele Ronchi, direttore di esercizio delle Ferrovie del Nord Barese.

L’avvocato nominato difensore del terzetto, Michele Laforgia, ha dichiarato che i suoi assistiti sono “pronti a dare tutti i chiarimenti necessari e a fornire la massima collaborazione possibile ai magistrati inquirenti”. Secondo il legale le accuse rivolte ai vertici della società non sarebbe che un atto dovuto, causato anche dal decesso di alcuni dei suoi dipendenti.

È prevista per oggi la consegna alle famiglie della maggior parte delle salme delle vittime. Solo in serata si procederà con le tre rimanenti, appartenenti ai ferrovieri Pasquale Abbasciano, Luciano Caterino e Albino De Nicolo, sottoposti ad autopsia. I funerali verrano celebrati domani alle 11 presso il Palazzetto dello sport di Andria.

Il governo e la commissione Bilancio hanno approvato all’unanimità la spesa di 10 milioni di euro che andranno alle famiglie delle vittime e dei feriti in modo grave: ogni nucleo riceverà non meno di 200mila euro.

Matteo Renzi ha dichiarato di attendersi che il lavoro dei magistrati porti a dei risultati, ma stigmatizza il desiderio di polemizzare e strumentalizzare una tragedia: “La strage dei treni in Puglia ha scosso molti di noi, ma ha soprattutto distrutto la vita di oltre venti famiglie. I giudici indagano come è giusto sulle cause. Da parte mia ho volutamente scelto di evitare con cura ogni polemica: non è il tempo delle accuse, non è il tempo degli sciacalli. Lasciamo che i magistrati facciano il loro lavoro, punto“.