Spesso in politica gli amici sono più pericolosi dei nemici. L’ultimo esempio è sotto gli occhi di tutti da molte settimane, verrebbe da dire molti mesi: il Partito democratico, di gran lunga il principale componente della maggioranza parlamentare, sta colpendo ripetutamente il Governo che teoricamente dovrebbe sostenere. In realtà l’Esecutivo guidato da Enrico Letta è mal sopportato fin dall’inizio da una buona parte del proprio partito. Ma questa è la struttura genetica dei partiti di grandi dimensioni: le correnti sono inevitabili. L’unità del partito è semplicemente una bugia, non da oggi. E’ sufficiente prendere un pallottoliere per contare il numero di governi affossati dalla vecchia Democrazia cristiana, guidati da propri esponenti; oppure in tempi recenti ricordare l’inimmaginabile scissione del Popolo della libertà, in cui una parte non microscopica del partito ha abbandonato Silvio Berlusconi, almeno temporaneamente.

Quindi non può fare eccezione a tale regola nemmeno il Partito democratico di Matteo Renzi. Proprio sotto la spinta del nuovo segretario gli attacchi contro Letta si sono fatti sempre più consistenti.

Il presidente del Consiglio è accerchiato e cerca una via di fuga; potrebbe offrirgliela il presidente della Repubblica. Da Sochi, dove ha assistito all’inaugurazione delle olimpiadi invernali, Letta ha detto ai giornalisti: “C’è l’impegno per sbloccare la situazione della politica italiana. Prenderò un’iniziativa dopo la consultazione con il capo dello Stato“.

Questa consultazione avverrà lunedì 10 febbraio. Letta (foto by InfoPhoto) non ha specificato in dettaglio cosa vorrà dire a Giorgio Napolitano. Soprattutto, in che modo intende fermare gli assalti di Renzi e del suo stesso partito. Per ora ostenta amicizia: “Ho giudicato positivamente la riunione del Pd; mi fido e ho fiducia nei vertici del mio partito e credo che questa iniziativa che assumerò possa avere effetti positivi“.