Un altro spettro minaccia la ripresa europea: al rischio dell’uscita dell’Euro della Grecia si aggiungono i rischi che vengono dalla Cina. Le borse cinesi sono cresciute di più del 150% negli ultimi 12 mesi. Tutto fino al picco del 12 giugno scorso.

In poco più di un mese è iniziata una discesa repentina che ha fatto perdere ai titoli cinesi il 35%. E oggi, nonostante la sospensione di oltre il 50% dei titoli la borsa di Shanghai e quella di Hong Kong perdono oltre il 4% – e anche Tokyo ha chiuso in calo del 3,14%.

La crisi cinese preoccupa gli addetti ai lavori più della Grexit. Secondo un’analisi del Daily Telegraph, la Cina è il vero problema rispetto alla “pantomima greca: mentre gli occidentali si stanno concentrando sulla Grecia, una crisi finanziaria potenzialmente molto più significativa si sta sviluppando dall’altra parte del Mondo. Quella che alcuni stanno iniziando a chiamare il 1929 cinese“, ovvero l’equivalente della Grande depressione che travolse gli Stati Uniti.

Quello che colpisce di più gli addetti ai lavori è il fatto che non sono servite le misure di sostegno ai listini cinesi decise nello scorso fine settimana, né il fatto che oggi la Commissione di Pechino che controlla i 112 colossi imprenditoriali di proprietà dello Stato ha ordinato loro di non vendere azioni loro o delle loro controllate “durante questa inusuale volatilità” del mercato, o ancora la sospensione dalla contrattazione di oltre 1.200 titoli, oppure il fatto che la Banca Centrale cinese abbia annunciato che garantirà la liquidità necessaria per stabilizzare i mercati borsistici cinesi e per scongiurare rischi sistemici.

Cosa cambia per l’Europa e l’Italia? Vista la debolezza del Vecchio Continente legata alla Grexit, è facile aspettarsi un periodo difficile per le Borse, ed in particolare per quelle dei paesi economicamente più in difficoltà come l’Italia. Il cambio euro/dollaro dovrebbe avvicinarsi alla parità per il caso greco. Negli ultimi giorni si sta anche assistendo ad una riduzione del prezzo delle materie prime.

Il rischio maggiore legato alla doppia incertezza è un impatto negativo sulla ripresina, che potrebbe essere compensato dal deprezzamento dell’euro e da una riduzione del costo delle materie prime.