Il giuslavorista Marco Biagi viene ucciso dalla nuove Brigate Rosse il 19 marzo 2002 a pochi passi da casa. Era senza scorta nonostante fosse chiaro, dopo l’omicidio di Massimo D’Antona, di essere uno dei principali obiettivi della nuova lotta armata per il suo ruolo di primo piano nella riforma del mercato del lavoro. Per la mancanza di una scorta al giuslavorista – gli era stata revocata nel 2001 – Claudio Scajola e Gianni De Gennaro – all’epoca rispettivamente ministro dell’Interno e capo della Polizia – erano già stati indagati e prescritti già una volta.

E ora arriva la seconda archiviazione. Il reato contestato dalla Procura di Bologna ai due uomini delle istituzioni era cooperazione colposa in omicidio colposo. I due avevano trascurato i numerosi allarmi che riguardavano il giuslavorista ucciso, comprese diverse analisi sviluppate dal Sisde con documenti che “giungevano a preconizzare nel solco dell’azione D’Antona“, “azioni dimostrative o di attacco anche grave, ad obiettivi «simbolo» o a persone che non beneficiano di misure di protezione“.

Il reato a loro contestato risulta però prescritto dal 2009, sette anni e mezzo dopo l’assassinio del giuslavorista. Per questo la Procura aveva concluso le sue indagini a fine febbraio, ed aveva chiesto al tribunale dei ministri di interrogare Scajola e De Gennaro, anche per sapere se intendevano o meno avvalersi dell’intervenuta prescrizione.

I due uomini delle istituzioni non sono intervenuti di persona, i loro rappresentanti – gli avvocati Giorgio Perroni (Scajola) e Franco Coppi (De Gennaro) – hanno consegnato delle memorie scritte, in cui i due indagati non hanno espresso la volontà di rinunciare alla prescrizione. Su questo argomento la cosa migliore da fare è lasciare la parola alla famiglia Biagi. Secondo il loro avvocato Guido Magnisi “La prescrizione consentirà agli indagati di non confrontarsi con la giustizia e con la realtà dei fatti. Mi limito a fare mia la considerazione della famiglia Biagi:per citare Jung, agli stessi soggetti coinvolti resta il doloroso e sofferente confrontarsi con le proprie coscienze“.