‘Onore a Giorgio Frau, combattente comunista’ e una bella stella a 5 punte. Vernice rossa, caratteri cubitali, ogni lettera è alta circa 40 centimetri, per un totale, in larghezza, di 4 metri. La scritta inneggia all’ex brigatista Ucc, acronimo di Unione comunisti combattenti, una della tante sigle armate degli anni ’70, rimasto ucciso durante uno scontro a fuoco con i vigilantes della Fidelitas, venerdì mattina, a Roma.

Frau, esperto in rapine di autofinanziamento negli anni di piombo, dopo la militanza politica nella lotta armata, ha scontato 14 anni su 21, si è dato alla criminalità comune, ramo rapine e detenzione abusiva di armi, con ulteriori soggiorni nelle patrie galere. Nonostante fosse arrugginito, aveva tentato di assaltare alcuni uffici postali all’inizio del nuovo millennio, con esito fallimentare, non si è dato per vinto e, travestito da postino, con 2 complici, arrestati poco dopo la sparatoria, ha tentato di assaltare un portavalori in via Carlo Alberto, nel cuore della capitale, in pieno giorno, rimanendo a terra, in una pozza di sangue.

L’omaggio a Frau, verosimilmente, è apparso la notte tra venerdì e sabato, in via Scalo San Lorenzo, a Roma, a due passi dalla Tangenziale Est. Il quartiere San Lorenzo, che si estende tra la Città universitaria de La Sapienza, il Cimitero del Verano e lo Scalo merci della Stazione Termini, ha una lunga tradizione artigiana e proletaria. Agli inizi del ’900, è popolato da immigrati dell’Italia centromeridionale, “genti sparse accomunate solo da miseria e malaria”, come annotava Monsignor Ludovisi. Poi gli interventi di edilizia popolare, la Casa dei Bambini di Maria Montessori e la costruzione dello Scalo merci danno una nuova vivibilità al quartiere dove si trasferiscono ferrovieri e operai, molto ben organizzati sul piano sindacale. Infatti, in via Sardi apre una sezione del Partito Socialista.

Tra le due guerre mondiali, San Lorenzo diventa il fortino della sinistra socialista: non solo politica ma, anche, cultura e istruzione per i più disagiati, in stretta collaborazione con i gruppi anarchici e filocomunisti. Con i rastrellamenti degli anni ’40, San Lorenzo si guadagna il titolo di roccaforte dell’antifascismo e della lotta partigiana. Negli anni ’60/’70, invece, è la sede di vari collettivi studenteschi e operai. I vecchi partigiani insegnano ai giovani contestatori i trucchi della stampa clandestina e costruiscono intorno ai ragazzi una rete di protezione dagli sbirri. Ancora oggi, San Lorenzo troviamo il circolo marxisti-leninisti-luxemburghiani, Radio Onda Rossa e Radio Città Futura. Con il ’68, il cuore artigiano del quartiere si trasforma in artistico che continua a pulsare, ancora, nel terzo millennio, confermando, però, la sua anima originaria fatta di associazioni di volontariato, progetti assistenziali e cooperative sociali.

La scritta in onore di Frau può averla tracciata chiunque: un simpatizzante, fenomeno assai diffuso in Italia; un provocatore; qualcuno che puntava a una semplice bravata di cui va tarsi con gli amici. Mi stupisce, infatti, che non siano apparse rivendicazioni sui socialnetwork. Di sicuro, non è stata casuale la scelta di un muro a San Lorenzo.

Dopo oltre 30 anni, i cattivi maestri degli anni ’70 creano disagio e destabilizzano l’opinione pubblica, anche da morti. E’ stato forte il clamore per i pugni alzati, da parte di Renato Curcio, Barbara Balzerani, Anna Laura Braghetti e altri ex brigatisti, il 20 gennaio scorso, ai funerali dell’ex compagno di lotta Prospero Gallinari, deceduto a 62 anni, uno degli autori del rapimento Moro. Oggi, dopo 3 giorni, l’inquietudine e lo scalpore per l’omaggio a Frau continuano, nonostante il Comune capitolino si sia già attivato per rimuovere il graffito. Perché la stella a cinque punte fa tanta paura? C’è, ancora, qualcuno che ci si riconosce.