Quella di oggi era una sentenza molto attesa da decine di migliaia di insegnanti precari e in generale dai lavoratori della scuola, i quali avevano chiesto il parere della Corte Costituzionale riguarda ai contratti di supplenza ripetuti nel tempo.

La Consulta ha infatti stabilito che i docenti con più di 36 mesi di servizio in attivo che hanno subito decisioni del genere sono stati vittime di abuso di precariato.

Di fatto è stata ritenuta illegittima la precedente normativa che regolava i contratti a termine sia del corpo insegnati che del personale ATA; la Corte Costituzionale ha spiegato in una nota che vengono in questo modo violate le disposizioni della Comunità Europea in merito all’utilizzo delle supplenze a copertura dei posti vacanti.

La Legge 107 della riforma Buona scuola in un certo senso ha già risanato la situazione. Si legge quindi nella sentenza che per il personale docente è prevista “la misura riparatoria del piano straordinario di assunzioni, mentre per quanto riguarda il personale amministrativo, tecnico e ausiliario prevede, in mancanza di analoga procedura di assunzione, il risarcimento del danno“.

Di fatto ripetendo ciò che già si sapeva, ovvero che a partire da settembre 2016 i contratti a tempo determinato stipulati non possono superare la durata massima e complessiva di 36 mesi.

La questione era stata aperta dalle domande poste da tre tribunali di Trento, Roma e Vibo Valenzia in merito ai contratti a tempo determinato con riferimento alla normativa europea, con tanto di prima sentenza Mascolo risalente a novembre del 2014 in cui si vietava l’utilizzo di supplenze ripetute nel tempo a copertura di assenze strutturali di personale. Una disposizione che poi è stata recepita dalla riforma della Buona scuola.