Portare un panino o un pranzo già pronto a scuola è un diritto inalienabile: lo ha stabilito il tribunale di Torino in seguito a un reclamo del Ministero dell’Istruzione.

Il Miur aveva infatti contestato l’ordinanza con quale si consentiva ai bambini di mangiare nei locali scolastici il cibo preparato a casa dai genitori . La sentenza è arrivata proprio in tempo per il primo giorno di attivazione del servizio di mensa a Torino, e della storica decisione potranno godere tutte le famiglie, non solo le 28 che avevano portato la causa in corte d’Appello.

I giudici Umberto Scotti, Enrico Astuni e Silvia Orlando, che già in passato si erano occupati del caso, hanno dunque dato ragione ai legali Giorgio e Riccardo Vecchione che da circa tre anni stanno portando avanti la questione.

Bisognerà attendere la discussione in Cassazione, ma fino a quel momento il diritto sarà valevole per tutti, come hanno ricordato gli avvocati Vecchione: “Il tribunale di Torino ha riconosciuto un diritto che non vale solo per chi ha intrapreso l’azione legale. Comune e ministero dovranno adeguarsi. Diversamente toccherà loro fronteggiare tanti altri ricorsi fotocopia. Le scuole far sedere i compagni tutti insieme, chi con pasto da casa, chi con menu standard. È necessario un intervento legislativo di carattere nazionale che colmi il vuoto normativo messo in evidenza dalle decisioni della magistratura”.

La sentenza non è stata accolta con soddisfazione dai vertici piemontesi, nello specifico il presidente della Regione Sergio Chiamparino e l’assessora all’istruzione, Gianna Pentenero. In una nota congiunta hanno sottolineato il rischio di una messa in discussione “dell’universalità del servizio mensa e della funzione pedagogica, sociale e di educazione alimentare di cui è portatrice. Siamo fermamente convinti che il tema dei costi troppo elevati della ristorazione scolastica non possa essere affrontato smontando una conquista raggiunta negli anni“.

Più forte la posizione contraria dell’assessore regionale alla Sanità Antonio Saitta: “Se c’è un problema di tariffe, di qualità, di gradimento del servizio possiamo incrementare le attività di verifica e controllo e siamo disponibili a un confronto con i genitori. Ma bisogna sapere che di fronte a noi c’è il rischio di rompere il principio della solidarietà in nome dell’individualismo, mettendo in moto un meccanismo che sarà difficile da arrestare e che, partendo dalla mensa pubblica, potrà intaccare altri servizi di carattere generale finendo con il far prevalere gli interessi dei più forti”.

La sentenza dei giudici vincola dunque le scuole ad accettare la presenza di cibo portato da casa, di cui saranno responsabili i genitori, e al contempo obbliga l’insegnati a vigilare affinché non avvengono scambi alimentari, come d’altro canto già avviene normalmente.