Non dipingono una situazione rosea i dati diffusi da Save the Children riguardanti uno degli aspetti più importanti della scuola, ovvero la gestione della mensa. Il nuovo rapporto dell’Organizzazione internazione indipendente si chiama “(Non) Tutti a Mensa!” e si occupa infatti della gestione dell’alimentazione dei bambini negli istituti scolastici italiani, in particolar modo dal punto di vista economico.

A essere prese in considerazione sono state le scuole primarie dei 45 Comuni capoluogo di provincia che contano più di 100mila abitanti. Sono stati ascoltati anche i pareri di più di 100 bambini delle suddette scuole nel corso di una serie di incontri organizzati a Torino, Milano, Bari, Napoli, Crotone e Scalea.

Ed ecco i dati: la mensa è assente da circa il 40% delle scuole prese in esame, con alcune criticità in Puglia e Campania che superano la soglia del 50%, mentre al Nord le situazioni migliori si registrano in Piemonte, Lombardia e Liguria, al di sotto del 30%.

Ma a preoccupare maggiormente non è tanto la mancanza della mensa nella scuola, quanto le condizioni di accesso economico e la qualità della stessa. In più della meta degli istituti l’accesso all’agevolazione e sconti per le rette è riservato ai residenti; addirittura 6 comuni non prevedono aiuti per le famiglie più povere, mentre 8 in caso di mancato pagamento da parte dei genitori non prevedono un posto in tavola per il bambino.

Notevole anche la disparità del costo del servizio, con rette minime come quelle di Salerno (0,35 euro al giorno) e massime come a Ferrara (7,7 euro). Per una famiglia benestante – ISEE sopra i 25mila euro l’anno – il posto più caro è Livorno con una retta di 6,7 euro al giorno, il più economico è Catania con 2,3 euro. Mentre per una famiglia povera – ISEE sotto i 5mila euro l’anno – la situazione è più critica, dato che alcuni Comuni come  Bolzano, Catania, Padova, Rimini, Salerno e Trento non prevedono alcuna possibilità di esenzione,

Questa differenza di trattamento sfocia in pratiche discriminatorie basate sull’effettiva residente nel Comune e sul reddito conseguito dalla famiglia, sottolinea Antonella Inverno, Responsabile Policy e Law di Save the Children: “Siamo in presenza di una grave forma di discriminazione nei confronti dei bambini. Anche se è giusto e doveroso richiedere il pagamento laddove ci sia una morosità colpevole, la rivalsa nei confronti dei genitori va esercitata in altro modo e non deve pesare sui minori”.