La Seconda Guerra Mondiale, il più vasto e cruento conflitto della storia dell’umanità, che coinvolse 56 stati e costò la vita a circa 55 milioni di persone, ebbe inizio, almeno secondo la maggior parte degli storiografi, l’1 settembre del 1939, esattamente 75 anni fa, quando la Germania nazista invase della Polonia, provocando la reazione di Francia e Gran Bretagna, che due giorni più tardi consegnarono agli ambasciatori tedeschi le dichiarazioni di guerra. La Polonia era parte integrante della Grossedeutschland descritta da Hitler nel Mein Kempf; e, poiché alcune sue regioni, come quella di Danzica, erano abitate da popolazioni germanofone, secondo il principio del Lebensraum (“spazio vitale) dovevano finire sotto il controllo di Berlino.

Durante la campagna di Polonia la Wehrmacht utilizzò per la prima volta un’innovativa tattica militare, il Blitzkrieg, o “guerra lampo”, che consisteva in una serie di rapidi attacchi a tenaglia con le unità corazzate e la fanteria meccanizzata e col supporto dell’aviazione, coordinati alla perfezione grazie alle radiocomunicazioni, con l’obiettivo colpire e distruggere il nemico nei suoi punti più deboli e quindi procedere all’annientamento delle unità oramai isolate. L’esercito polacco, nonostante una fiera resistenza, non poté opporsi allo strapotere numerico e strategico dell’armata tedesca, che a nove giorni dal primo attacco si trovava già nei pressi della capitale Varsavia. Il 17 settembre, nello stesso giorno in cui, in virtù del patto Molotov-Von Ribbentrop, anche l’Unione Sovietica entrava in guerra contro la Polonia, il generale von Brauchitsch proclamava la fine della campagna di Polonia. Il 28 settembre anche Varsavia capitolò e quel giorno Hitler e Stalin si spartirono il paese. Una delle più grandi tragedie della storia aveva avuto inizio.

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