Continua a indignare l’opinione pubblica il caso della sedicenne stuprata a Roma nella notte tra il 29 e il 30 giugno 2015. Per lo stupro è stato arrestato Giuseppe Franco, un militare calabrese di 31 anni, di passaggio nella Capitale in attesa di imbarcarsi per una missione della Marina. L’uomo avrebbe ingannato la ragazza fingendosi un poliziotto e costringendola a seguirla in un parco del quartiere Prati dove si sarebbe consumata la violenza.

I colleghi del militare arrestato nelle scorse ore hanno rotto il silenzio, esprimendo tutto il loro sconcerto per lo stupro di cui si è macchiato l’uomo:

Per la Marina è una cosa tremenda che getta un’ombra nella forza armata ai danni di quanti lavorano bene ogni giorno, ha detto un primo maresciallo.

Un altro marinaio ha accusato l’uomo di aver tradito i valori della Marina, macchiando la divisa. Ancora più duri due altri marinai che chiedono di non fare tutta l’erba un fascio come avvenuto in casi simili:

Chi ha sbagliato deve pagare. La giustizia deve fare il suo corso sia sul fronte ordinario che su quello militare. Non vorremmo un altro Parolisi dove il singolo infanga la divisa portata con dignità da molti altri.

A trincerarsi dietro un No comment sono invece i vertici della Marina Militare che hanno subito provveduto a sospendere l’uomo dal servizio, ma si mostrano cauti e non rilasciano dichiarazioni prima della fine delle indagini sul caso della sedicenne stuprata.

Dalle ultime indiscrezioni trapelate, si apprende che Giuseppe Franco era diretto in Somalia per una delicata missione antipirateria. Il Ministero della Difesa intende costituirsi parte civile nel processo a carico dell’uomo.

Sedicenne stuprata a Roma: militare arrestato si professa innocente

Il militare, intanto, si professa innocente e continua a sostenere che la giovane era consenziente. Una versione non compatibile con i segni di percosse ritrovati sul volto della sedicenne stuprata e con la sua repentina fuga dopo l’incontro con la ragazza. L’uomo avrebbe anche abbandonato la bici attaccata a un palo per allontanarsi dal luogo dello stupro il più in fretta possibile, per poi tornare a recuperarla solo diverse ore dopo.