Ha 30 anni la donna che, a “Pomeriggio Cinque”, ha raccontato il suo dramma, un incubo durato dieci anni. Sarebbe stata violentata e segregata in un appartamento con finestre e porte sigillate e persino in un tugurio buio e sporco in campagna a Lamezia Terme. Un racconto choc visto che è stata costretta a crescere i due figli nati dopo gli abusi sessuali. Liberata un anno fa dai Carabinieri, adesso vive coi suoi figli di 10 e 4 anni in una casa famiglia. Il suo aguzzino inizialmente era il datore di lavoro:

Più di una volta mi ha spaccato la testa, una volta con il martello, una volta con un palo di legno, e mi ha ricucita con ago e filo da pesca. Avevo provato a scappare una volta, ma lui mi ha beccata e da allora mi ha sempre minacciata di morte. Quando andai a partorire mi disse che se avessi osato raccontare qualcosa alle infermiere mi avrebbe uccisa insieme al piccolo.

L’uomo avrebbe chiesto ai suoi figli di picchiarla e insultarla:

Lo aveva aizzato contro di me dicendogli che non gli volevo bene.

A liberarli sono stati i Carabinieri insospettiti dalle condizioni in cui versavano l’aguzzino e uno dei suoi figli. Così li hanno seguiti fino a casa e hanno scoperto tutto, dalla prigionia della donna alla situazione in cui erano costretti a vivere i minori. Lei ricorda così quel momento:

Ho ancora paura. Quando ci hanno liberati faceva freddo. Ho avvolto la mia bambina in una coperta e siamo andati via. Ma la famiglia di lui ancora mi minaccia.

Il processo nei confronti del datore di lavoro comincerà a gennaio. L’incubo per la donna è finito anche se sarà difficile dimenticare quanto accaduto in questi anni. Un inferno.