4 agosto 1974, ore 01:00 del mattino, all’uscita dalla galleria degli Appennini, nei pressi della stazione di San Benedetto Val di Sambro (BO), un ordigno esplode nella quinta vettura del treno Espresso 1486 Italicus, diretto a Monaco di Baviera. La deflagrazione causa un vasto incendio.

Il racconto

L’attentato, che causa la morte di dodici viaggiatori e il ferimento di circa 48 persone, avrebbe avuto conseguenze ben più gravi se la bomba fosse esplosa pochi attimi prima, all’interno della galleria. Su quel treno sarebbe dovuto esserci anche Aldo Moro in procinto di raggiungere la sua famiglia a Bellamonte (a raccontarlo sua figlia Maria Fida Moro), ma lo perse poiché venne raggiunto da alcuni funzionari del Ministero e fatto scendere all’ultimo momento per firmare alcuni documenti.

Le indagini

Il giorno seguente l’attentato, all’interno di una cabina telefonica a Bologna, viene trovato un volantino firmato Ordine Nero, associazione segreta di sfondo neofascista sorta proprio nel 1974, che riportava le seguenti parole: “Giancarlo Esposti è stato vendicato. Abbiamo voluto dimostrare alla nazione che siamo in grado di mettere le bombe dove vogliamo, in qualsiasi ora, in qualsiasi luogo, dove e come ci pare. Vi diamo appuntamento per l’autunno; seppelliremo la democrazia sotto una montagna di morti”.

L’autore del volantino si scoprirà essere Italo Bono: figura dell’estrema destra bolognese, ma poco considerato nell’ambiente e con problemi psichici evidenti. Le indagini su Bono e su altri estremisti a lui collegati non danno esiti, potendo tutti disporre di un alibi.

La principale pista di indagine arriverà più di un anno dopo la strage, il 15 dicembre 1975, quando tre detenuti, Aurelio Fianchini, Felice D’Alessandro e Luciano Franci, evadono dal carcere di Arezzo dopo aver segato l’inferriata della cella ed aver superato il muro di cinta tramite l’ausilio di due lenzuola e un copriletto. Franci, recluso per l’attentato ferroviario del 6 gennaio 1975 a Terontola, doveva essere portato davanti alla stampa per confessare la sua responsabilità nell’esplosione dell’Italicus. In cambio avrebbe avuto l’appoggio per espatriare. Insieme a lui altri due estremisti neri sarebbero stati i fautori del gesto: Cauchi, fuggito all’estero, e Tuti che per non farsi arrestare, ucciderà i due agenti di polizia empolesi, Leonardo Falco e Giovanni Ceravolo. Durante la fuga dalla casa circondariale, però, Franci ci ripensa, probabilmente rendendosi conto che la promessa dell’espatrio non si sarebbe avverata.

I processi

Gli imputati, appartenenti a gruppi dell’estremismo di destra aretino, furono dapprima assolti per insufficienza di prove, poi condannati in grado di appello e, infine, definitivamente assolti nel 1993. La Corte di cassazione, pur confermando l’assoluzione degli estremisti di Arezzo per la strage sul treno Italicus, ha peraltro stabilito che l’area alla quale poteva essere fatta risalire la matrice degli attentati era “da identificare in quella di gruppi eversivi della destra neofascista”. Alla stessa conclusione giunse la Commissione parlamentare d’inchiesta sulla loggia massonica “Propaganda 2″ (P2), nella sua relazione di maggioranza dove si affermava:

“… Anticipando le conclusioni dell’analisi che ci si appresta a svolgere, si può affermare che gli accertamenti compiuti dai giudici bolognesi, così come sono stati base per una sentenza assolutoria per non sufficientemente provate responsabilità personali degli imputati, costituiscono altresì base quanto mai solida, quando vengano integrati con ulteriori elementi in possesso della Commissione, per affermare: che la strage dell’Italicus è ascrivibile ad una organizzazione terroristica di ispirazione neofascista o neonazista operante in Toscana; che la Loggia P2 svolse opera di istigazione agli attentati e di finanziamento nei confronti dei gruppi della destra extraparlamentare toscana; che la Loggia P2 è quindi gravemente coinvolta nella strage dell’Italicus e può ritenersene anzi addirittura responsabile in termini non giudiziari ma storico-politici, quale essenziale retroterra economico, organizzativo e morale”.

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