Ora è ufficiale: tra Italia e Svizzera non esiste più il segreto bancario. Questo pomeriggio, in prefettura a Milano, il ministro dell’Economia italiano Pier Carlo Padoan e il suo omologo elvetico, Eveline Widmer-Schlumpf, hanno posto la firma sul protocollo in materia fiscale che di fatto sancisce l’uscita della Confederazione elvetica dalla black list dei paradisi fiscali; ora, cittadini e aziende italiane coi conti in Svizzera che volessero avvalersi della voluntary disclosure potranno farlo, sistemando le pendenze con il fisco beneficiando dei notevoli sgravi previsti dalla legge 186 sul rientro dei capitali, sia in termini di anni che di cifre.

La fine del segreto bancario

Come ha spiegato il ministro Padoan, sono stati firmati due testi distinti, “uno giuridico, che riguarda lo scambio di informazioni tra i due paesi, e uno politico, una road map che fissa il percorso dei negoziati sui temi dei frontalieri e di Campione d’Italia“. In pratica, si tratta di una modifica del Trattato tra Italia e Svizzera sulle doppie imposizioni, che corregge e adegua agli standard Ocse l’articolo riguardante lo scambio di informazioni.

Cos’è la voluntary disclosure

L’accordo, che dovrà essere ratificato entro due anni dai rispettivi Parlamenti ma che è già in vigore da oggi, è frutto di un estenuante negoziato bilaterale lungo tre anni, non privo di frizioni e polemiche, e raggiunto de facto a metà del mese scorso. Decisiva, a questo proposito, l’introduzione della legge sul rientro dei capitali da parte del Parlamento italiano, che ha introdotto anche nel nostro ordinamento il reato di autoriciclaggio. Da una parte, la Svizzera ha trovato conveniente il poter uscire dalla famosa black list perché ora questo comporta sanzioni più leggere, dall’altro lato l’Italia si è dotata di un forte incentivo per i contribuenti che desiderano sistemare i conti con il Fisco. La voluntary disclosure, insomma, non è una sanatoria come quella promossa nel 2009-2010 dall’allora ministro dell’Economia Giulio Tremonti, che permise a circa 180mila italiani coi conti all’estero di ripulire ben 105 miliardi di euro, versandone allo Stato solo il 5%. A differenza del condono, non garantisce alcun anonimato a chi si autodenuncia, né gli consente di non versare le tasse dovute allo Stato, ma solo di evitare le ulteriori sanzioni sia pecuniarie che penali.

Grazie a questo protocollo, l’Italia confida di poter recuperare una parte non indifferente di quei 120-130 miliardi di euro di capitali italiani custoditi in Svizzera. Se, come ci si augura, il 20% dei contribuenti infedeli dovesse aderire alla voluntary disclosure entro il suo termine ultimo del 30 settembre 2015, lo Stato potrebbe beneficiare di un tesoretto importante, pari a circa 7 miliardi di euro, col quale stimolare la crescita economica.