Il principato di Monaco, seguendo l’esempio di Svizzera e Liechtenstein, cancella il segreto bancario. Probabilmente in giornata dovrebbe arrivare anche l’accordo con il Vaticano. Il motivo di questa corsa alla firma è legato alla legge sulla Voluntary Disclosure, che prevede un regime di sanzioni annacquato per i capitali italiani nei paesi che firmano tali accordi entro il 2 marzo.

I capitali italiani in questi paesi eviterebbero l’aggressione Irpef al 43% – più sanzioni ed interessi – per le somme depositate in questi paradisi fiscali fino al 2009. Questa intesa, come le altre due, è fondata sul modello Ocse di Tax Information Exchange Agreement (TIEA) e consente lo scambio di informazioni su richiesta. In altre parole, lo Stato a cui sono richieste le informazioni non può opporre rifiuti alla richiesta di collaborazione amministrativa avviata dall’altro paese.

Con questa firma i tre paesi escono dalla black list dei cosidetti paradisi fiscali che mantengono inalterato il segreto bancario, che contiene ancora i seguenti paesi: Alderney, Andorra, Angola, Anguilla, Antigua e Barbuda, Antille Olandesi, Aruba, Bahama, Bahrein, Barbados, Belize, Bermuda, Brunei, Costa Rica, Dominica – uno Stato insulare del Mar dei Caraibi da non confondere con la Repubblica Dominicana – Emirati Arabi Uniti, Ecuador, Filippine, Giamaica, Gibilterra, Gibuti, Grenada, Guernsey, Herm, Hong Kong, Isola di Man, Isole Cayman, Isole Cook, Isole Marshall, Isole Vergini Britanniche, Isole Vergini Statunitensi, Jersey, Kenya, Kiribati, Libano, Liberia, Macao, Malaysia, Maldive, Maurizio, Monserrat, Nauru, Niue, Nuova Caledonia, Oman, Panama, Polinesia Francese, Portorico, Monaco, Samoa, Sant’Elena, Sark, Seicelle, Singapore, Saint Kitts e Nevis, Saint Lucia, S. Vincent e Grenadine, Salomone, Taiwan, Tonga, Turks e Caicos, Tuvalu, Uruguay e Vanuatu.

Come rileva Il Sole 24 ore, diversi vecchi condoni sono stati bloccati dalla procura di Milano, perché legati a reati come la corruzione. E anche la Voluntary Disclosure non dovrebbe distaccarsi da questo tracciato. Anzi visto che rispetto al passato bisognerà anche spiegare come si sono formate queste disponibilità all’estero, i capitali detenuti dovrebbero essere frutto solo di redditi da lavoro, di impresa o professionali non dichiarati.