Sentenza storica del giudice del lavoro di Treviso che, per la prima volta, ha riconosciuto il “danno esistenziale” derivante dalla precarietà dei contratti di lavoro. Senza una stabilità, senza un’occupazione stabile, i lavoratori non possono costruirsi un futuro, non possono acquistare casa né fare progetti. Non possono sposarsi né fare figli, insomma subiscono un danno non indifferente a cui bisogna mettere fine. A presentare ricorso, infatti, sono stati 12 insegnanti che per anni hanno firmato contratti a termine proposti dal loro datore di lavoro, un centro di formazione professionale che fa capo alla Provincia di Treviso, come ricostruito dal Corriere.it.

A distanza di anni, il giudice del lavoro ha riconosciuto il danno esistenziale liquidando a ciascuno di loro somme che oscillano tra i 2 mila e i 15 mila euro. Un giorno importante per i lavoratori italiani che potrebbe aprire nuovi scenari e che sta facendo tremare i datori di lavoro.

“Parliamo di persone laureate e con l’abilitazione all’insegnamento ma che, per tutto il periodo preso in considerazione, venivano assunte a settembre e licenziate a luglio, percepivano nove o dieci mensilità l’anno, senza tredicesima, senza scatti di anzianità. Questo ha comportato sofferenza, frustrazione di ogni aspettativa, incertezza sul rinvio del posto di lavoro per un periodo che si è protratto per un decennio e anche oltre” ha dichiarato il legale degli insegnanti.

Nel verbale – firmato davanti al giudice – si parla di danno esistenziale “patito a seguito della illegittima reiterazione dei contratti a termine e della conseguente situazione di precariato patita, con pesanti ripercussioni nella vita privata e sociale di ciascuno”.