La Riforma del Senato sta procedendo in Aula, ma non senza qualche ostacolo e una serie notevole di polemiche. Dopo che Pietro Grasso ha bocciato i milioni di emendamenti di Calderoli, nella giornata di ieri si è fatto un altro “grande passo avanti”, come ha detto Matteo Renzi, verso la trasformazione in legge del ddl Boschi.

È stato infatti approvato l’articolo 1 del disegno di legge con una larga maggioranza. Il governo ha incassato 172 voti favorevoli, contro 108 no e 3 astenuti. La maggioranza di Renzi ha ottenuto anche l’appoggio da parte dei senatori di Ala vicini a Denis Verdini, oltre a quelli degli ex membri di Forza Italia Sandro Bondi e Manuela Repetti. Con questo voto, si chiude così l’era del bicameralismo perfetto e soltanto la Camera dei Deputati potrà votare la fiducia al governo.

Numeri simili anche per il cosiddetto emendamento “canguro”, con cui sono stati fatti decadere circa 300 emendamenti per poter procedere con la riforma del Senato. Il discusso emendamento proposto da Roberto Cociancich del Pd ha provocato varie reazioni polemiche, soprattutto da parte della Lega Nord, ma alla fine è stato approvato con 177 sì, 57 no e 2 astenuti. Cifre che hanno consentito al governo di superare lo scoglio della maggioranza assoluta, fissato a quota 161 voti.

Adesso per il ddl Boschi si presenta un altro ostacolo, forse quello più insidioso per la riforma del Senato: la votazione dell’ancor più discusso articolo 2, quello che riguarda l’elezione diretta dei senatori. La preoccupazione da parte della maggioranza di governo, Maria Elena Boschi in testa, è che la minoranza del Pd, insieme ad alcuni membri dell’Ncd, possano votare contro.

Resta comunque fiducioso Matteo Renzi. Il presidente del Consiglio ha espresso la sua soddisfazione per la votazione positiva sull’articolo 1, dichiarando: “Il passaggio più difficile della riforma costituzionale è stato brillantemente superato” e parlando di “un grande passo avanti” verso la definitiva approvazione della riforma del Senato.