Nel corso delle votazioni per la tanto discussa riforma del Senato, contro le previsioni di molti la maggioranza che sostiene il governo Renzi sta tenendo. A spaccarsi nelle ultime ore è invece l’opposizione. Anzi, ormai è meglio definirle opposizioni al plurale.

In Senato ha ricevuto l’ok anche l’articolo 21 del ddl Boschi, quello che riguarda l’elezione del Capo dello Stato. Pure in questo caso, come già per i precedenti articoli, la maggioranza di governo non ha incontrato enormi difficoltà. L’articolo è stato approvato con 161 voti favorevoli, 3 no e 5 astenuti. Le opposizioni composte da Forza Italia, Lega Nord, Sel e Movimento 5 Stelle non hanno preso parte al voto, però si sono divise tra loro.

E pensare che la giornata di votazione in Senato non era partita in maniera troppo positiva per la maggioranza. Nel corso del primo scrutinio, i sì in favore dell’articolo erano stati appena 144, una ventina in meno rispetto ai consueti. A rimediare alla fuoriuscita di voti da parte di una minoranza interna del Pd ci hanno però pensato alcuni senatori di Forza Italia, guidati dal capogruppo Paolo Romani, che hanno votato a favore dell’articolo.

Una scelta che non è stata certo accolta bene dal resto delle opposizioni e in particolare dal capogruppo in Senato della Lega Nord Gianmarco Centinaio, che ha definito Forza Italia la “stampella di Renzi”.

A questo punto le opposizioni si sono spaccate sulla scelta di mandare una lettera a Sergio Mattarella di comune accordo e ora potrebbero agire in maniera separata. Sembra infatti che Forza Italia sia comunque intenzionata a inviare una missiva al Presidente della Repubblica, mentre i rappresentanti del Movimento 5 Stelle hanno richiesto un incontro separato con Mattarella.

Più tardi in questa tormentata giornata di voto si sono aggiunte le richieste da parte di Gaetano Quagliariello e di Pierferdinando Casini di modificare l’articolo 21 della riforma del Senato. Richieste che non sono però state ascoltate e dunque le opposizioni hanno deciso di non partecipare alla votazione, che comunque è terminata con l’approvazione dell’articolo.