“Amanda e Raffaele l’hanno uccisa perché quella sera non avevano niente da fare”, queste le parole del presidente della Corte d’Appello fiorentina, Alessandro Nencini, intervistato dal Corriere della Sera.

Spiegazioni, dettagli e ragionamenti su come si è arrivati al ribaltamento della precedente sentenza, poi annullata, che aveva prosciolto i due ex fidanzati accusati del delitto di Perugia assieme al già condannato Rudy Guede. Il giudice ha criticato anche la strategia difensiva, rilevandone lacune.

Per il giudice in particolare, la scelta di Sollecito di non farsi interrogare “è un diritto dell’imputato, ma certamente priva il processo di una voce”. “Lui si è limitato a dichiarazioni spontanee, ha detto soltanto quello che voleva senza sottoporsi al contradditorio”, ha aggiunto Nencini.

Quanto al movente del delitto, il giudice ha spiegato che la Corte ha “una convinzione e la espliciteremo nella sentenza”. “Al momento posso dire che fino alle 20,15 di quella sera i ragazzi avevano programmi diversi, poi gli impegni sono saltati e si è creata l’occasione. Se Amanda fosse andata al lavoro probabilmente non saremmo qui”. Si è trattato di “una cosa tra ragazzi, ci sono state coincidenze”.

Parole che hanno scandalizzato tutti, per primi i legali di Sollecito, Giulia Bongiorno e Luca Maori, “La moda delle interviste sulle camere di consiglio scredita l’intera magistratura, ma rilasciare un’intervista dopo una sentenza di condanna è semplicemente inammissibile”, questo hanno rilasciato i due difensori in una nota congiunta, accusando il presidente della Corte d’Appello di Firenze, Nencini, di un comportamento “gravissimo, anzi inaccettabile. Aver commentato pubblicamente quanto accaduto nel segreto della camera di consiglio e si sia spinto a criticare la strategia difensiva di Sollecito”.

Maori ha chiesto “l’intervento del Csm e del procuratore generale della Cassazione perché valutino attentamente le dichiarazioni, al fine di considerare non solo un’azione disciplinare ma anche la legittimità della decisione”. “Ricordoche in seguito a un’intervista rilasciata dal dottor Claudio Hellmann Pratillo, presidente della Corte d’Assise d’Appello di Perugia (ora in pensione) che assolse Raffaele e Amanda, allo stesso è stata negata la presidenza del tribunale di Perugia pur essendo in possesso di tutti i requisiti formali per ricoprire quel posto”, ha aggiunto il legale di Sollecito.

Si è fatto sentire anche il presidente dell’Anm Rodolfo Sabelli: “Non entro nel merito dell’intervista ma il fatto che il presidente del collegio giudicante rilasci delle dichiarazioni prima del deposito delle motivazioni e il giorno dopo una sentenza che è all’attenzione pubblica, è inopportuno”. “Il caso è sicuramente grave”, ha commentato il consigliere del Csm Nicolò Zanon, laico di Forza Italia. “Lunedì decideremo se chiedere l’apertura di una pratica in Prima Commissione”.

La difesa di Amanda Knox ha preferito il silenzio, “Mai come in questo caso il silenzio è d’oro” si è limitato a dire l’avvocato Luciano Ghirga.