Circa 1.500 lavoratori stanno per restare senza impiego. E sono pronti a far esplodere la propria rabbia. La Riva Acciaio, proprietaria dell’Ilva Taranto, ha comunicato che dal 12 settembre termina l’attività di sette  stabilimenti produttivi italiani che fanno capo alle 13 società controllate dalla famiglia. I lavoratori verranno messi in libertà. Si tratta degli impianti di Verona, Caronno Pertusella (Varese), Lesegno (Cuneo), Malegno, Sellero, Cerveno (Brescia) e Annone Brianza (Lecco).

La decisione arriva il giorno dopo l’esecuzione del sequestro conservativo di beni per 916 milioni di euro, ordinato dal Gip di Taranto. La nota diffusa dall’azienda è esplicativa: “La decisione si è resa purtroppo necessaria poiché il provvedimento di sequestro preventivo penale del Gip di Taranto, datato 22 maggio e 17 luglio 2013 e comunicato il 9 settembre, in base al quale vengono sottratti a Riva Acciaio i cespiti aziendali, tra cui gli stabilimenti produttivi, e vengono sequestrati i saldi attivi di conto corrente e si attua di conseguenza il blocco delle attività bancarie, impedendo il normale ciclo di pagamenti aziendali, fa sì che non esistano più le condizioni operative ed economiche per la prosecuzione della normale attività“.

E’ già stata indetta una manifestazione dei 250 lavoratori della fabbrica di Lesegno. E i sindacati sono pronti ad andare avanti nelle proteste. La Fim-Cisl, tramite il segretario nazionale Marco Bentivogli, diffida l’azienda a lasciare a casa i lavoratori.