UPDATE: I Carabinieri del Ros hanno arrestato una quarta persona implicata nel sequestro. Secondo le prime informazioni si tratterebbe di Simon Alilai, albanese, 23 anni, albanese, sottoposto a fermo di polizia giudiziaria.

Sarebbe un pregiudicato di 70 anni, Pierluigi Destri, il responsabile del sequestro del giovane imprenditore Andrea Calevo (foto by InfoPhoto), rapito lo scorso 16 dicembre dalla propria abitazione e liberato dopo due settimane di prigionia.

Gli investigatori sono arrivati a Destri, piccolo imprenditore edile che aveva avuto in precedenza anche rapporti di lavoro con l’impresa di Calevo, elaborando sei milioni di dati telefonici ed individuando una chiamata partita da una cabina di Pisa 24 ore dopo il rapimento. L’uomo è un pregiudicato già finito sulle pagine dei giornali, e nel programma televisivo Chi l’ha visto? tre anni fa per la scomparsa di un suo ex dipendente marocchino (tuttora non ritrovato).

Ma Pierluigi Destri sarebbe solo la mente del sequestro di Lerici: il colpo sarebbe stato messo in pratica da altre persone. Al momento le attenzioni sono rivolte su suo nipote Davide Bondani di 23 anni, fermato mentre usciva dalla sua casa, nei pressi della villetta del nonno utilizzata come prigione, e un albanese di 20 anni, Vila Fabjion che vive nel centro di Sarzana.

A tradirli sarebbe stata una telefonata in cui ordinavano una sola pizza pur essendo in due nella villetta. A quel punto gli investigatori hanno capito che quella pizza era stata ordinata non tanto per loro, ma per l’ostaggio che presumibilmente era nascosto nella stessa abitazione.

«Grazie» le prime parole di Andrea Calevo che ha raccontato di essere stato portato subito nella villetta dove l’avevano legato: «Non avevo orologio e non riconoscevo il tempo. La mattina mi svegliavo e riuscivo a fare un po’ di flessioni, ma il tempo non passava, non lo riconoscevo. Pensavo che oggi fosse già il primo gennaio». «Devo ringraziare tutti, le forze dell’ordine e voi che mi avete sostenuto», ha aggiunto il ragazzo spiegando che comunque gli è stato dato da mangiare e non è stato maltrattato durante la prigionia.