È ancora tutta da chiarire la dinamica del sequestro lampo di Giuseppe Spinelli (noto alle cronache come il “cassiere” di Berlusconi) e di sua moglie, avvenuto nella notte tra il 15 e il 16 ottobre nella loro casa di Bresso, nel milanese. Undici ore in balia dei rapitori, che gli inquirenti questa mattina hanno ricostruito in una conferenza stampa in via  Fatebenefratelli, subito dopo gli arresti eseguiti nella notte in tutta Italia. Sei le persone finite in manette, tre italiani e tre albanesi, grazie alle immagini delle telecamere di sicurezza, alle intercettazioni telefoniche e alle indagini sul campo, come spiegato dal capo della Squadra Mobile, Alessandro Giuliano, e dal funzionario capo della polizia giudiziaria, Marco Ciacci.  

Alla guida della banda, Francesco Leone, 51enne di origini pugliesi, pregiudicato e conosciuto come l’inventore dei “rapimenti lampo”, il più famoso dei quali è rimasto quello di un ufficiale dell’aeronautica all’interno di un aeroporto. Collaboratore di giustizia per molti anni, dopo la sua uscita dal programma di protezione, di Leone non si era saputo più nulla fino a oggi. A incastrarlo, oltre alle tracce biologiche, un paio di riconoscibilissime scarpe rosse con i lacci neri, collegate alla sua fede milanista. Con lui Pierluigi Tranquilli, 34enne romano e incensurato, fermato a un casello mentre andava ad acquistare il vino per l’azienda agricola del padre, e Alessio Maier, 56enne comasco, pure lui pregiudicato per un traffico di autovetture. I tre albanesi sono Ilirjan Tanko, Marjus Anuta e Laurenc Tanko, tra i 28 e i 41 anni, tutti con precedenti per furti, rapine e immigrazione clandestina.

Secondo quanto appurato dagli inquirenti, due di loro, Leone e un altro, erano appostati nella rampa delle scale all’ingresso dell’appartamento di Spinelli. Quando, intorno alle dieci di sera del 15 ottobre, il contabile è rientrato a casa, sono usciti fuori, con i volti coperti e le armi in pugno, e lo hanno spinto dentro casa, insieme alla moglie che gli aveva aperto la porta. Un terzo è arrivato dopo, mentre gli altri si aggiravano in zona. I rapitori hanno mostrato a Spinelli i documenti di cui erano in possesso, materiale informatico sul cosiddetto Lodo Mondadori che avrebbe potuto cambiare le sorti del processo costato centinaia di milioni a Silvio Berlusconi. In cambio, chiedevano 35 milioni di euro. Una lunga notte, conclusasi solo alle nove del mattino del 16 ottobre, quando Spinelli ha potuto chiamare l’ex presidente del Consiglio, parlandogli del materiale e della richiesta di soldi, ma senza spiegare di essere stato sequestrato nel suo appartamento. Subito dopo i rapitori si sono allontanati, promettendo di farsi risentire, cosa che effettivamente è successa nei giorni successivi. Mentre Spinelli e sua moglie, quella stessa mattina, sono stati portati via dalle guardie della scorta di Berlusconi.

E qui cominciano le domande. Perché i rapitori sono andati via dopo aver ottenuto soltanto che Berlusconi venisse avvisato? Perché il ragioniere e sua moglie sono stati portati via prima che le forze dell’ordine venissero avvisate? Una segnalazione di quanto accaduto è arrivata solo il giorno dopo, il 17 ottobre, e la denuncia addirittura due giorni dopo, il 18. Perché gli uomini della scorta dell’ex premier, pubblici ufficiali, non hanno denunciato subito il fatto? Dove sono finiti i documenti sul Lodo Mondadori e chi li ha fatto avere alla banda italo-albanese fermata oggi? Tutti dettagli di un intricatissimo giallo che gli inquirenti dovranno provare a risolvere nei prossimi giorni.

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